Nel pieno della guerra che oppone Mosca e Kiev, il Mediterraneo è diventato uno scenario sempre più esposto a tensioni e operazioni mirate. L’incendio che ha coinvolto una nave russa carica di gas naturale liquefatto riporta l’attenzione sui rischi per la sicurezza marittima e sulle conseguenze del conflitto anche lontano dal fronte terrestre.
Dalla partenza a Murmansk alle tensioni nel Mediterraneo: rotte, flotta “ombra” e precedenti sospetti
L’Arctic Metagaz era partita da Murmansk il 24 febbraio dopo aver caricato GNL presso un’unità galleggiante di stoccaggio, dirigendosi verso il Mediterraneo con destinazione dichiarata Port Said. L’imbarcazione verrebbe indicata come parte della cosiddetta flotta “ombra”, utilizzata per commercializzare combustibili russi aggirando le restrizioni internazionali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. Come accaduto in altri casi, il segnale Ais sarebbe risultato intermittente nelle ore precedenti all’incidente, rendendo più difficile ricostruire con precisione gli ultimi movimenti.
Incendio nel Mediterraneo: cosa è accaduto alla Arctic Metagaz
La metaniera russa Arctic Metagaz è stata coinvolta in un grave incendio nel Mediterraneo centrale, tra Malta, la Libia e la Sicilia, a circa 60 miglia dalle coste italiane. L’allarme è scattato all’alba del 3 marzo, quando a bordo si sarebbero verificate esplosioni seguite da un vasto rogo che ha costretto i 30 membri dell’equipaggio, tutti russi, ad abbandonare l’unità su una scialuppa. Le Forze armate maltesi hanno confermato di aver ricevuto un messaggio di emergenza e di aver coordinato le operazioni di soccorso nell’area Search and Rescue libica.
Secondo fonti della sicurezza marittima citate dalla stampa internazionale, la nave — sottoposta a sanzioni di Stati Uniti e Regno Unito — potrebbe essere stata colpita da un drone navale. Mosca attribuisce apertamente la responsabilità a Kiev: il ministero dei Trasporti russo ha definito l’episodio “un atto di terrorismo internazionale e pirateria marittima”, sostenendo che l’unità trasportasse un carico di gas naturale liquefatto “autorizzato in conformità con tutte le normative internazionali”.
L’area in cui è avvenuto l’incidente rappresenta uno snodo strategico per i traffici energetici tra il Canale di Sicilia e il Mediterraneo orientale: proprio per questo ogni evento che coinvolge navi cariche di GNL riaccende le preoccupazioni sulla sicurezza marittima e sulla stabilità delle rotte commerciali europee.
L’azione non è stata rivendicata.