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Ian Bremmer e l’importanza di “quello che Putin non ha detto nel discorso”

Il fondatore di Eurasia Group Ian Bremmer analizza la situazione e sottolinea l’importanza di “quello che Vladimir Putin non ha detto nel discorso”

Il politologo Ian Bremmer

Su Repubblica c’è una bella serie di dichiarazioni di Ian Bremmer sull’importanza di “quello che Putin non ha detto nel discorso” in occasione della parata per celebrare la vittoria sul nazismo nel ‘45. Secondo il politologo fondatore di Eurasia Group la vera rilevanza sta proprio negli argomenti che lo zar non ha affrontato e che potrebbero essere spia delle sue condotte future.

Il fatto per esempio che Vladimir Putin durante il suo discorso per la parata della vittoria a Mosca non abbia citato l’Ucraina “è rilevante, perché per lui non esiste”. 

“Quello che Putin non ha detto”

In termini militari Bremmer la pensa così: “Nel Donbass i russi avanzano lentamente. A fine giugno l’Ucraina sarà in grado di riprendersi i territori che perdono ora”. E le cose non dette da Putin? “La cosa migliore che avrebbe potuto fare era dire che ha vinto.

Rivendicare di aver ‘denazificato’ l’Ucraina e difeso i russi soggetti al genocidio. È falso, ma se lo avesse detto poteva portare ad un conflitto congelato, o forse un cessate il fuoco”. E ancora: “Non l’ha fatto. Invece abbiamo sentito le solite lamentele: il conflitto era necessario e la colpa è della Nato. Non è vicino alla fine e si è lasciato la massima flessibilità per rispondere come vuole. Non è una buona notizia”. 

Né escalation né de-escalation

Poi Bremmer ha spiegato: “È vero che non ha ordinato la mobilitazione generale, e quindi non c’è l’escalation. Non ha minacciato di attaccare la Nato o usare le armi nucleari. Però non c’è stata alcuna de-escalation”. E in chiosa: “Siamo in guerra da oltre due mesi, e nel week end altri 60 civili ucraini sono rimasti uccisi in un bombardamento che non aveva alcuna importanza strategica per la Russia. Ha moltiplicato gli attacchi su Odessa, ma i suoi militari non combattono bene, mentre l’Occidente aumenta le sanzioni e il sostegno a Kiev.

Resto pessimista sulla direzione del conflitto”. 

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