×
L’opinione di Lisa Pendezza

Il Ddl contro l’istigazione all’autolesionismo dei minori è un primo passo, ma esiste anche chi è già “troppo vecchio”

Esistono anche loro, adulti in maniche lunghe anche d’estate, con bruciature non accidentali e cicatrici che non sono colpa del gatto. Anche se sono troppo "vecchi" per ammetterlo.

depression g3a3cb8fa1 1280 768x510

Quello che è avvenuto al Senato può essere salutato come una buona notizia. Finalmente anche in questo Paese qualcosa si muove, qualcuno capisce che di malattie mentali non si deve parlare – sempre sottovoce, sia mai che qualche bambino ascolti o che qualche adulto resti scandalizzato – solo negli ospedali, negli ex manicomi, tra gli addetti al settore e nella miriade di servizi e articoli che hanno fatto notare che – che caso! – durante e dopo la pandemia le richieste di aiuto, i suicidi tentati e riusciti e gli atti di autolesionismo sono aumentati.

Finalmente qualcuno ha capito che bisogna parlarne anche nelle aule della politica, in aule importanti come quella di Palazzo Madama.

Bisogna quindi ringraziare la senatrice del Movimento 5 Stelle Elvira Lucia Evangelista, vice presidente della commissione Giustizia, prima firmataria di un disegno di legge approvato ieri, 14 dicembre, in Senato che “prevede una duplice tutela nei confronti dei minori che subiscono l’istigazione alla violenza o all’autolesionismo. Grazie a un emendamento abbiamo stabilito che i gestori delle piattaforme digitali, ad esempio i social network, saranno obbligati a oscurare, rimuovere o bloccare le immagini e i video che coinvolgono bambini e ragazzi minorenni sui quali sia stata compiuta un’istigazione a commettere atti di violenza e autolesionismo”.

I dati forniti dagli auditi in commissione Giustizia sono allarmanti – continua la senatrice – Un giovane su quattro, con età compresa tra gli 11 e i 14 anni, ha affermato di aver visto intenzionalmente in rete immagini di altri ragazzi che si autoinfliggono ferite e il 60% ha dichiarato di aver condiviso immagini di comportamenti autolesionistici sui social network. Su circa 8mila adolescenti, nella fascia di età che va dagli 11 ai 13 anni, i comportamenti autolesionistici sono stimati al 18%”.

Lo avete notato anche voi? Avete notato che si parla sempre di una fascia di età ben precisa: “adolescenti tra gli 11 e i 13/14 anni”? Fa venire i brividi, da un lato, pensare a quanto siano giovani, ancor più pensare che questa probabilmente è una media e che ci sono casi ben più precoci, di bambini che si fanno male fuori per non sentire il male dentro. Per “tramutare in sofferenza fisica una sofferenza emozionale che non si sa come altro gestire”, come ha detto la senatrice Evangelista.

Ma com’è che di quello che viene dopo, invece, non si parla mai? E non mi riferisco tanto al Ddl – il giudizio sulla sua bontà lo lascio ai giuristi – ma al sentire comune, all’immaginario collettivo, persino alla scienza. Cosa succede una volta terminata l’adolescenza? Compiuti i 18 anni viene tutto magicamente spazzato via: l’autolesionismo, i pensieri suicidari, i disturbi alimentari? Perché ancora oggi queste patologie (perché di questo si tratta: malattie, non debolezze, tratti del carattere o tentativi di attirare l’attenzione) sono relegate a una fascia di età ben precisa (l’adolescenza), preferibilmente a un genere (quello femminile) e a un immaginario emo per cui ascolti musica deprimente, ti vesti sempre di nero e con le borchie e pensi che i tagli sui polsi siano fighi?

Cercate “autolesionismo negli adulti” su Google: non vi comparirà alcun risultato soddisfacente. Chiedete agli specialisti (mi sono rivolta a psicologi e psichiatri) e vi diranno che gli studi mancano, che non sanno da chi indirizzarvi, che c’è poco materiale a riguardo.

Eppure esistono anche loro, adulti (giovani e non solo) in maniche lunghe anche d’estate, con bruciature che non sono state procurate accidentalmente dall’amico con la sigaretta e cicatrici che non sono colpa del gatto. Esistono anche loro, anche se ormai sono troppo grandi per ammetterlo.

Parlando con loro, ricordano i primi schiaffi in faccia, da soli, quando da bambini pensavano di aver deluso mamma e papà. Ricordano la prima volta che hanno sbattuto la testa contro il muro. Ricordano la prima volta che con le forbici hanno tagliato non un foglio di carta ma la loro pelle, accecati da una rabbia verso se stessi e da un dolore che pareva un’onda uscita all’improvviso da un abisso e che ora pretendeva di starci tutta dentro un piccolo bicchiere d’acqua. Ricordano di aver pensato: Ora dove le metto, tutte queste emozioni?. E la risposta è stata: sulla pelle, dove altro? Ricordano le prime corse in pronto soccorso quando hanno esagerato. Avevano tutti più di 18 anni. Erano già “troppo vecchi”.

Sono davvero troppo vecchi perché la politica e la società si occupino di loro? Perché allora concentrarsi unicamente sui minori, a cui ovviamente bisogna rivolgere la maggior parte delle attenzioni pubbliche, dimenticando chi è già “troppo vecchio”? Esistono anche loro e non possiamo far finta che non sia così.

Contents.media
Ultima ora