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Ilva, 4mila esuberi ma la Fiom risponde: ‘Su queste basi non c’è trattativa possibile’

Ilva minaccia 4mila esuberi, Re David (Fiom): “Su queste basi non c’è trattativa possibile”.

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Ilva, 4mila esuberi ma la Fiom risponde: 'Su queste basi non c’è trattativa possibile'

Ilva: continuano i grossissimi problemi per tutti gli stabilimenti dell’azienda, e le notizie non tendono certamente a migliorare. Si parla, infatti, di addirittura 4mila esuberi. Mentre alla’Ilva sono quindi pronti a licenziare, per la Fiom – Federazione Impiegati Operai Metallurgici -, a questo punto della situazione, non esiste più la possibilità di una trattativa.

A questo proposito, ecco cosa ha scritto su Facebook Francesca Re David, segretaria generale Fiom: “Domani incontro Ilva con tutti gli stabilimenti in sciopero: licenziamenti, diritti e salario tagliati, estensione della precarietà, lavoratori degli appalti cancellati. Su queste basi non c’è trattativa possibile.”.

Pessima la situazione, difficile riuscire a capire come risolverla. In queste ore c’è una mobilitazione generale da parte dei sindacati, in primis, e poi della politica, e su tutte spicca una dichiarazione di Giuliano Pisapia, che commenta così questa terribile situazione: “Esprimo la mia piena solidarietà ai lavoratori dell’Ilva. Non è accettabile che siano stati prospettati oltre 4 mila esuberi e che si voglia cancellare la storia lavorativa di migliaia e migliaia di persone.

Questo non possiamo accettarlo.”.

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Ilva, la storia

L’Ilva è una società per azioni, in amministrazione straordinaria, che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome da quello latino dell’isola d’Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.

Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto in Puglia, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Genova in Liguria, Novi Ligure e Racconigi in Piemonte, Marghera (Venezia) in Veneto, Patrica nel Lazio.

Ilva di Taranto

Lo stabilimento Ilva di Taranto è localizzato nel quartiere Tamburi, per una superficie complessiva di circa 15.450.000 metri quadrati. In alternativa alla città di Taranto, per il IV Centro Siderurgico si pensò anche alle città di Vado Ligure e di Piombino (ampliamento dello stabilimento già esistente), ma si scelse Taranto grazie alle sue aree pianeggianti e vicine al mare, la disponibilità di calcare, di manodopera qualificata nonché alla sua ubicazione nel Mezzogiorno d’Italia, con annessa possibilità di creare posti di lavoro (43.000 tra diretti e indotto nel 1981) e di usufruire di contributi statali per tale obiettivo.

L’impianto, quindi, fu costruito nelle immediate vicinanze del quartiere Tamburi, che attualmente può contare circa 18.000 abitanti.

Il quartiere, già esistente, si sviluppò ulteriormente negli anni a seguire grazie anche agli interventi di edilizia popolare destinati proprio agli operai dello stabilimento. Nel 2012 sono state depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l’altra epidemiologica, nell’ambito dell’incidente probatorio che vede indagati Emilio Riva, suo figlio Nicola, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico, e Angelo Cavallo, responsabile dell’area agglomerato.

A loro carico sono ipotizzate le accuse di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico. Sarebbero particolarmente inquinanti i 70 ettari di parchi minerali per via delle polveri, che fungono da veicolanti dei gas nocivi, le cokerie che emettono soprattutto benzo(a)pirene, ed il camino E312 dell’impianto di agglomerazione per quanto riguarda la diossina.

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