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Inchiesta Uefa dopo la presunta offesa razzista a Vinícius Jr durante Benfica-Real Madrid

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Vinícius Jr sostiene di aver subito un insulto razzista da Gianluca Prestianni; la Uefa ha nominato un ispettore disciplinare e la questione è al centro di forti reazioni nel mondo del calcio

Una scintilla scoppiata in campo ha trasformato una serata di Champions League in un caso che va oltre il risultato sportivo: dopo un gol che ha fatto esultare il Real Madrid, il suo attaccante Vinícius Jr ha denunciato di essere stato preso di mira con un insulto di matrice razzista da parte dell’avversario Gianluca Prestianni del Benfica, portando la partita ad una sospensione temporanea.

Le immagini e le comunicazioni successive hanno innescato l’intervento della UEFA, che ha reso noto di aver nominato un ispettore per valutare se siano configurabili comportamenti discriminatori. Il clima dentro e fuori lo stadio si è quindi polarizzato, con reazioni forti da entrambi i club, da colleghi di squadra e da organismi anti-discriminazione.

Come è avvenuto l’episodio e la reazione in campo

Il fatto è accaduto subito dopo che Vinícius aveva segnato il gol che ha deciso la gara: al momento della sua esultanza di fronte alla curva di casa, l’attaccante è stato ammonito per comportamento e poco dopo ha avuto un confronto verbale con Prestianni. Secondo la versione di Vinícius, durante lo scambio di parole gli sarebbe stato rivolto il termine “mono”, parola spagnola che equivale a un insulto razziale. Le immagini lo mostrano mentre si rivolge immediatamente al direttore di gara, che attiva il protocollo anti-razzismo e interrompe l’incontro per valutare la situazione.

Il comportamento degli altri protagonisti

Durante la pausa il giocatore si è seduto in panchina scambiando parole con tecnici e compagni: alcuni membri della squadra hanno minacciato di abbandonare il campo se la questione non fosse stata gestita. Il tecnico avversario e altri responsabili hanno provato a sedare gli animi, mentre il pubblico presente è stato ammonito dallo speaker dello stadio a evitare comportamenti scorretti. In seguito la partita è ripresa, ma la tensione resta palpabile e le dichiarazioni post-gara hanno acceso il dibattito pubblico.

Indagine UEFA e posizioni ufficiali

La UEFA ha confermato l’apertura di un’indagine: un ispettore etico e disciplinare esaminerà i referti dell’arbitro, i filmati e le testimonianze per stabilire se si sia trattato di un caso di comportamento discriminatorio. Se le accuse dovessero essere ritenute fondate, il regolamento europeo prevede sanzioni severe, che possono arrivare fino alla sospensione del giocatore e a provvedimenti per il club. Nel frattempo il Benfica ha dichiarato di voler collaborare con le autorità e ha ribadito un impegno formale verso i principi di uguaglianza e inclusione.

Dichiarazioni e contrasto di versioni

Prestianni ha negato di aver proferito insulti razzisti, sostenendo che quanto percepito dall’avversario sia stato un malinteso. Vinícius e diversi compagni del Real hanno però confermato la versione del brasiliano, con alcuni calciatori che hanno chiesto provvedimenti esemplari. Allo stesso tempo, alcune figure dirigenziali e tecnici hanno avanzato critiche sulla modalità di festeggiamento che ha preceduto lo scontro, provocando accuse di minimizzazione che sono state prontamente respinte dalle organizzazioni anti-razzismo.

Implicazioni più ampie per il calcio e il protocollo anti-razzismo

Questo episodio riapre il capitolo su come il calcio gestisce gli episodi di discriminazione: il protocollo attivato in campo prevede una serie di step pensati per fermare, ammonire e, se necessario, abbandonare una partita. La vicenda mette in luce sia i limiti pratici dell’applicazione di quei passaggi sia la necessità di strumenti che permettano di accertare con rapidità e chiarezza la verità dei fatti, soprattutto quando ci sono contrapposizioni di versione tra i protagonisti.

Organismi e associazioni che si occupano di lotta al razzismo hanno chiesto che la vittima sia ascoltata e sostenuta, sottolineando che trattare la questione come un semplice episodio di rivalità sportiva sarebbe pericoloso. La linea adottata dalle autorità sportive nei prossimi giorni servirà anche a definire un precedente rispetto alla credibilità e all’efficacia delle procedure di contrasto a fenomeni discriminatori.

Conseguenze possibili e il futuro del caso

Se l’indagine dovesse accertare responsabilità, il regolamento UEFA prevede sanzioni che possono variare da multe e sospensioni fino a provvedimenti più duri. Oltre alle eventuali misure disciplinari, il caso potrebbe innescare iniziative preventive: campagne di sensibilizzazione, modifiche nel training degli arbitri su come gestire simili segnali e investimenti in tecnologie per migliorare la ricostruzione dei fatti. Per ora, il dossier passa nelle mani degli organi competenti che dovranno valutare elementi oggettivi e testimonianze per giungere a una decisione.