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Indagato erede Samsung per corruzione: procura chiede 12 anni di carcere

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Il sudcoreano Lee Jae-Yong, vicepresidente ed erede del colosso Samsung, è indagato di corruzione e la procura chiede per lui 12 anni di carcere.

Brutte ombre in Samsung

Non è un bel periodo per la Samsung e per il vice presidente ed erede dell’impero Lee Jae-Yong (49 anni). Il suo nome e quello del capo di stato Park Geun-Hye (65 anni) sono nel l’occhio del ciclone di un’inchiesta di corruzione politica. Un primo verdetto ha causato la caduta e l’arresto della presidentessa coreana. Adesso i procuratori hanno definito l’imputato Lee Jae-Yong come il “beneficiario finale” dei reati compiuti nell’ambito di questo scandalo. E hanno chiesto ben 12 anni di prigione.

Perché l’erede al trono Samsung avrebbe corrotto la consigliera della presidente.

Un’azienda con una grande storia

La Samsung (che tradotto significa “3 stelle”) è nata nel 1938, ed è stata fondata da Lee Byung-Chul, il nonno di Lee Jae-Dong. Inizialmente l’azienda si occupava di molteplici campi. In particolare, nel settore assicurativo, finanziario e della vendita al dettaglio venne sancito un predominio indiscusso in Corea del Sud. Il successo di Lee Byung-Chull fu dovuto all’ottima diversificazione degli investimenti, all’attenzione per l’industrializzazione e alle sue strategie di sviluppo economico su diversi grandi gruppi nazionali.

Questi furono preservati di continuo dalla concorrenza, ed assistiti finanziariamente. La svolta decisiva avvenne grazie al grande avvento dell’informatica. Nel 1982 la Samsung fabbricò il suo primo computer. Oggi può vantare filiali in 58 stati, è un colosso internazionale importantissimo.

Samsung

Politica e corruzione

A gennaio Lee Jae-Yong e suo padre, il presidente Samung, Lee Kun-Hee (75 anni) sono stati ascoltati dai magistrati perché sospettati di corruzione. Tutto ruota intorno a Choi Soon-Sil (61 anni), una donna senza incarichi ufficiali nel governo, ma molto vicina all’ex presidentessa Park, considerata sua stretta consigliera. Choi Soon-Sil avrebbe convinto alcune importanti conglomerate sudcoreane, tra cui appunto la Samsung, a spostare ingenti somme per finanziare le attività politiche sue e di Park Geun-Hye. La “sciamana”, come viene soprannominata la consigliera, avrebbe fatto da intermediaria per persuadere il fondo pubblico Nps, il quarto al mondo per valore di asset, ad approvare nel 2015 la fusione tra Cheil Industries, capogruppo della conglomerata, e Samsung C&T, una controllata attiva nelle costruzioni. Il voto di Nps è risultato decisivo per approvare la fusione.

L’operazione, fortemente avversata dall’azionista Usa di Samsung, Elliot Associates, è servita in particolare ad agevolare l’avanzamento nel gruppo di Lee Jae-Yong.

Un altro scandalo

La Samsung è stata anche coinvolta in uno scandalo riguardante la figlia di Choi Soon-Sil. Pare che il colosso abbia versato la bellezza di 2,8 milioni di dollari alla Widec Sport in Germania, un’azienda controllata dalla sciamana. I soldi sarebbero serviti a sviluppare le attività della federazione nazionale di equitazione. Il tutto in vista delle Olimpiadi di Tokyo. Anche se poi cifre ingenti sarebbero servite per pagare il cavallo usato dalla figlia di Choi, Jeong Yu-Ra e i suoi allenamenti.

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