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Inflazione al 3,3% e Pil stagnante: l'Italia affronta una crisi economica complessa

Inflazione al 3,3% e Pil stagnante: l'Italia affronta una crisi economica complessa

L'Italia affronta una fase di stagnazione economica con inflazione al 3,3%, Pil in crescita dello 0,2% e occupazione ferma. Scopri i dettagli.

L’economia italiana si trova in una fase di stagnazione, con l’inflazione che torna a mordere, il Pil che cresce a un ritmo lento e il mercato del lavoro che mostra segni di debolezza. Ad agosto, i prezzi hanno registrato un aumento significativo, mentre nel secondo trimestre il prodotto interno lordo ha mostrato un incremento minimo.

La situazione è ulteriormente complicata da un mercato del lavoro che, nonostante i numeri record, nasconde profonde disuguaglianze.

L’inflazione è tornata a salire, raggiungendo il 3,3% su base annua, con un aumento particolarmente marcato nei costi energetici. Questo incremento ha un impatto diretto sul potere d’acquisto delle famiglie, già messo a dura prova dalla crescita lenta dei salari.

Nel frattempo, il Pil ha registrato un aumento dello 0,2% nel secondo trimestre, confermando le stime preliminari. La crescita è trainata principalmente dagli investimenti legati al Pnrr, mentre l’industria mostra segni di recessione.

L’inflazione torna a salire: i dettagli

Ad agosto, l’inflazione ha raggiunto il 3,3%, con un aumento significativo rispetto al mese precedente.

Questo incremento è principalmente dovuto alla fiammata dei prezzi energetici, che hanno registrato un aumento del 17% su base annua. I costi del gas e del carburante per autotrazione sono aumentati rispettivamente del 31,3% e del 26,7%, mentre la benzina ha registrato un rincaro del 16,3%. Questi aumenti hanno un impatto diretto sul carrello della spesa delle famiglie, con i prodotti ad alta frequenza d’acquisto che sono saliti dal 3,4% al 4,3%.

Nonostante l’aumento dei prezzi, l’inflazione di fondo è rimasta stabile all’1,5%, con gli alimentari che sono rimasti complessivamente all’1,1%. Tuttavia, il potere d’acquisto delle famiglie continua a essere eroso, con i redditi da lavoro dipendente che sono aumentati dello 0,6% nel trimestre e del 2,5% sull’anno, meno dei prezzi impliciti dei consumi delle famiglie, rispettivamente +1,3% e +2,8%.

Pil in crescita lenta: i dati del secondo trimestre

Nel secondo trimestre del 2026, il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. Questo incremento è in linea con le stime preliminari diffuse a fine luglio. La crescita acquisita per il 2026 resta allo 0,8%. Nel confronto internazionale, l’Italia fa meglio della Francia, ferma nel trimestre, ma peggio della Germania (+0,3%) e dell’Eurozona (+0,4%).

La tenuta dell’economia italiana appare sempre più legata alla spinta del Pnrr, con le costruzioni che sono salite dell’1,5% e gli investimenti in fabbricati non residenziali e altre opere che sono volati del 7,4%. Tuttavia, l’industria in senso stretto è tornata pesantemente in rosso, con un calo del 1% nel trimestre e dello 0,5% sull’anno. La domanda estera netta ha sottratto 0,3 punti al Pil, con le esportazioni che sono cresciute solo dello 0,8% contro importazioni a +1,7%.

Occupazione ferma: i dati di luglio

A luglio, l’Italia ha registrato 24 milioni e 370mila occupati, il livello più alto di sempre. Tuttavia, questo record vale appena 2mila posti in più rispetto a giugno, una variazione praticamente nulla. Dietro la stagnazione si muovono tendenze opposte, con gli uomini, i dipendenti permanenti e gli autonomi che crescono, mentre le donne, i contratti a termine e quasi tutte le fasce d’età calano. L’unica eccezione sono i 35-49enni.

I nodi più evidenti riguardano le donne e i giovani. In un mese si perdono 17mila occupate, mentre le disoccupate aumentano di 16mila. Il tasso di occupazione femminile scende al 54,5%, contro il 71,8% degli uomini. Tra i 15-24enni, gli occupati diminuiscono di 22mila a luglio e di 55mila in un anno. Il loro tasso di occupazione arretra al 17,1%, mentre la disoccupazione sale al 18,9% e l’inattività sfiora il 79%.

A tenere in piedi i dati è soprattutto l’onda degli over 50, alimentata dall’invecchiamento della popolazione e dalla permanenza più lunga al lavoro. In un anno, gli occupati con almeno 50 anni sono aumentati di 364mila, più dell’intero incremento complessivo, pari a 307mila. Senza di loro, il saldo sarebbe negativo.

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