Negli ultimi giorni l’Iran è al centro di tensioni interne e pressioni internazionali senza precedenti. Le recenti proteste anti-regime, sfociate nel sangue, hanno alimentato le accuse della Guida suprema Ali Khamenei contro Trump e Israele, ritenuti responsabili di aver orchestrato rivolte e violenze. Parallelamente, il governo iraniano sta pianificando un controllo totale della rete internet, isolando il Paese dal mondo esterno e limitando la connessione online ai soli cittadini approvati dal regime, in un tentativo di consolidare il potere e prevenire ulteriori dissensi.
Iran, internet controllato e un futuro digitale isolato
Parallelamente alla dura retorica politica, il regime iraniano starebbe progettando un isolamento digitale quasi totale. Secondo attivisti per i diritti digitali, Teheran pianifica un blocco permanente dell’internet internazionale, consentendo l’accesso online solo a cittadini autorizzati dal governo. Il Guardian riporta che “è in corso un piano confidenziale per trasformare l’accesso a internet internazionale in un ‘privilegio governativo‘”, citando Filterwatch, organizzazione che monitora la censura online in Iran.
Questa misura ricalcherebbe il modello nordcoreano: gli utenti approvati avranno accesso a una rete filtrata, mentre il resto della popolazione potrà navigare solo su un internet nazionale strettamente controllato, soggetto a sospensioni improvvise come quella attuata l’8 gennaio, durante le proteste che hanno causato centinaia di vittime. L’obiettivo del regime è consolidare il controllo politico e sociale limitando l’esposizione a informazioni esterne, un passaggio confermato dai media statali che indicano come l’accesso globale potrebbe non tornare disponibile nemmeno dopo il 2026.
Questa strategia digitale si intreccia con la politica interna: Khamenei accusa gli Stati Uniti di mirare al “dominio militare, politico ed economico” dell’Iran, mentre le autorità cercano di consolidare il controllo sul Paese sia sul piano fisico che virtuale, impedendo qualsiasi forma di dissenso organizzato o contatto con l’esterno.
Iran, Khamenei torna ad attaccare Trump: “Colpevole per morti, danni e calunnie”
In occasione dell’Eid al-Mab’ath, la festività che celebra la nomina del Profeta Muhammad a messaggero di Dio, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei è tornata a farsi sentire sul suo profilo X con parole di dura condanna. Pur escludendo l’ipotesi di un conflitto aperto, Khamenei ha chiarito che il regime non permetterà a “criminali interni e internazionali di sfuggire alla giustizia”.
Il leader iraniano ha puntato il dito contro il presidente statunitense Donald Trump, definendolo responsabile delle morti e dei danni causati durante le recenti proteste, e affermando: “Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana”. Khamenei ha inoltre accusato gli Stati Uniti e Israele di aver addestrato i leader dei rivoltosi all’estero e di aver orchestrato una “ribellione americana” contro l’Iran, ribadendo che la popolazione iraniana, dopo aver affrontato una guerra interna di dodici giorni, ha saputo “schiacciare la sedizione”.
Tra le altre dichiarazioni, la Guida suprema ha ricordato la gravità della situazione economica e sociale, invitando i funzionari a lavorare “di più e fornire beni ai cittadini”, mentre sottolinea che il Paese non sarà trascinato in guerra, ma i responsabili delle violenze dovranno rendere conto delle loro azioni.
We find the US President guilty due to the casualties, damages and slander he inflicted upon the Iranian nation.
— Khamenei.ir (@khamenei_ir) January 17, 2026
The recent sedition was orchestrated by the US. The US did the planning and took action. The US’s goal is to devour Iran.
— Khamenei.ir (@khamenei_ir) January 17, 2026
From the beginning of the Islamic Revolution until today, the US has lost its dominance over Iran.
And they want to bring Iran under their military, political & economic domination again. This isn’t [solely] related to the current US president either! It’s a general US policy.— Khamenei.ir (@khamenei_ir) January 17, 2026