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Italia pronta a proteggere la navigazione a Hormuz con una coalizione internazionale

Italia pronta a proteggere la navigazione a Hormuz con una coalizione internazionale

Crosetto conferma la linea del governo: possibile impegno per la sicurezza di Hormuz con una coalizione multilaterale anche senza mandato Onu, ma servono condizioni e il confronto parlamentare

La recente dichiarazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, sintetizzata nello slogan «Macron ha ragione», è stata letta come il segnale di un cambiamento nella linea italiana verso la cooperazione con la Francia. Questo cambio di tono si inserisce nel più ampio contesto di riposizionamento europeo avviato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la presa di distanza da posizioni alleate oltreoceano.

Sul tavolo politico e militare emerge con forza la questione dello stretto di Hormuz, dove l’Italia valuta la possibilità di contribuire alla sicurezza marittima.

Alla presentazione del libro del segretario di Azione Carlo Calenda, Crosetto ha ribadito la centralità della deterrenza e il criterio pragmatico con cui affrontare crisi esterne. Ha chiarito che, per l’invio di navi italiane a Hormuz, sono imprescindibili due condizioni: la fine delle ostilità e il via libera del Parlamento.

Tuttavia il ministro ha aggiunto che, se si dovesse scegliere sul piano pratico, l’Italia potrebbe contribuire alla sicurezza dello stretto in seno a una coalizione internazionale allargata — ipotizzata tra 30 e 50 Paesi — anche in assenza del tradizionale “cappello Onu“.

Ipotesi operativa e quadro politico

L’opzione di agire senza un mandato dell’Onu nasce dalla considerazione che un voto del Consiglio potrebbe venire bloccato da potenze esterne.

Per questo motivo, nei prossimi giorni i vertici militari di diversi Stati europei valuteranno possibili scenari. Tra le alternative sul tavolo c’è la creazione di una missione europea sul modello di Aspides, nata per proteggere le navi mercantili dagli attacchi degli houthi al largo dello Yemen. Tale modello metterebbe l’accento sulla protezione del commercio marittimo e sulla libertà di navigazione, ma comporterebbe scelte politiche delicate a livello nazionale.

Il nodo del mandato e il ruolo del Parlamento

La proposta di una missione senza il sigillo Onu rischia di creare tensioni nel dibattito parlamentare. Le forze di opposizione come M5s e Avs hanno già espresso un netto rifiuto, definendo la scelta “grave”. Nel Partito Democratico la posizione è più sfumata: il senatore Alessandro Alfieri ha detto che un mandato Onu sarebbe auspicabile ma politicamente complesso, invitando a lavorare su una cornice multilaterale molto ampia. In questo contesto la necessità del consenso parlamentare rimane una condizione formale e sostanziale per qualsiasi impegno italiano.

Convergenze europee e vertice di Cipro

L’orientamento verso un maggior coordinamento con la Francia è emerso anche dopo la cosiddetta “riunione dei volenterosi” a Parigi. Il prossimo incontro informale dei leader Ue a Cipro rappresenta un passaggio cruciale per consolidare queste intese: tra i temi all’ordine del giorno figurano il contributo europeo all’alleggerimento delle tensioni nello stretto di Hormuz, la libertà di navigazione e gli effetti dei prezzi elevati dei combustibili fossili. In videoconferenza parteciperà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, segno dell’ampiezza delle questioni geopolitiche in discussione.

Elementi di cooperazione bilaterale

Il riavvicinamento tra Roma e Parigi prosegue su più fronti: è confermata la riunione del Comitato di cooperazione transfrontaliera tra i ministri degli Esteri Antonio Tajani e Jean-Noël Barrot prevista per il 4 giugno in Valle d’Aosta. Questo percorso di dialogo potrebbe facilitare accordi pratici per operazioni europee o coalizioni più ampie, riducendo il rischio di iniziative isolate e aumentando il potenziale di condivisione di informazioni e risorse militari.

Il contesto regionale: Unifil e stabilità

Accanto alla discussione su Hormuz resta aperto il tema del Libano e della missione internazionale Unifil nel suo settore meridionale. Crosetto ha evidenziato che la forza di interposizione è “in ritardo per cambiare” perché “a dicembre finirà”, sottolineando la necessità di pensare a soluzioni alternative per evitare che un’implosione del Libano generi nuove criticità per l’intera area. La questione è diventata ancora più sensibile dopo la morte recente di un soldato francese impegnato nella missione, un episodio citato anche nel messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito Unifil “fondamentale per la stabilità dell’area e presidio di affermazione del diritto umanitario internazionale”.

In sintesi, la posizione espressa dal ministro Crosetto apre scenari concreti ma complessi: la possibilità di un impegno italiano a Hormuz con una coalizione internazionale senza mandato Onu è percepita come pragmatica da alcuni e rischiosa da altri. Qualsiasi decisione richiederà la verifica delle condizioni sul terreno, il consenso del Parlamento e il coordinamento con partner europei e internazionali, mentre le prossime riunioni politiche e militari chiariranno margini e modalità d’intervento.