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Guerra Ucraina, l'avvertimento di Zelensky: "Putin ha già iniziato la terza guerra mondiale"

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Kiev sotto pressione: l’allarme di Zelensky per fermare Putin e prevenire la Terza guerra mondiale, difendendo la democrazia.

Il conflitto in Ucraina è diventato una crisi dalle implicazioni globali, con ripercussioni che vanno oltre i confini europei. Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, l’aggressione di Putin non è un semplice scontro regionale, ma un pericolo che potrebbe sfociare in una Terza guerra mondiale. La resistenza ucraina assume così un ruolo strategico cruciale: difendere la propria sovranità significa contenere l’espansione russa e proteggere l’ordine internazionale, preservando la stabilità e i valori democratici minacciati dal Cremlino.

Una minaccia globale: la visione di Zelensky

L’attuale contesto internazionale si trova di fronte a una tensione senza precedenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista alla Bbc, ha lanciato un avvertimento netto e inquietante: “Putin ha già iniziato la Terza Guerra Mondiale, e l’unica risposta è stata un’intensa pressione militare ed economica per costringerlo a fare un passo indietro. Putin va fermato“. Per il leader di Kiev, il conflitto non è più confinato all’Europa orientale, ma rappresenta una sfida diretta ai principi della democrazia e alla stabilità globale. La resistenza ucraina non è dunque solo difesa territoriale, ma un baluardo essenziale contro un’espansione che potrebbe minacciare altre nazioni. Come afferma Zelensky: “Credo che fermare Putin oggi e impedirgli di occupare l’Ucraina sia una vittoria per il mondo intero. Perché Putin non si fermerà all’Ucraina“.

Secondo Zelensky, l’aggressione russa mira a destabilizzare le società democratiche e a imporre un modello di potere autoritario, scardinando libertà e diritti fondamentali. La pressione su regioni strategiche come il Donetsk non è vista come semplice negoziazione territoriale, ma come un rischio di divisione interna: “Non la considero semplicemente una questione di territorio. La vedo come un abbandono. E sono sicuro che dividerebbe la nostra società“. La posta in gioco va oltre la sovranità ucraina: difendere l’indipendenza e l’integrità del paese significa arginare una minaccia che, se non contenuta, potrebbe propagarsi a scala globale.

La terza guerra mondiale è già iniziata: ecco perché Putin va fermato ora

Il fulcro della strategia di Kiev resta il ripristino della piena integrità territoriale, con l’obiettivo di tornare ai confini del 1991. Zelensky sottolinea che questa non è solo una questione militare, ma un atto di giustizia storica: “Tornare ai giusti confini del 1991 è senza dubbio non solo una vittoria, ma anche giustizia. La vittoria dell’Ucraina è la preservazione della nostra indipendenza, e una vittoria di giustizia per il mondo intero è la restituzione di tutte le nostre terre“. Tuttavia, il cammino verso questo traguardo è costellato di ostacoli: carenze di armamenti e personale, pressioni russe e frizioni all’interno dell’Unione Europea rallentano il progresso. Come osserva Zelensky, “Alcuni Paesi europei non soltanto non partecipano all’invio di fondi necessari alla difesa dell’Ucraina, ma vi si oppongono attivamente“.

Nonostante le difficoltà, il supporto dei partner occidentali rimane fondamentale per garantire la resistenza. Il presidente evidenzia la necessità di un impegno coordinato per trasformare l’esercito ucraino da mobilitazione a struttura contrattuale, simile a quella russa: “Vogliamo farlo anche noi, ma non abbiamo fondi sufficienti. È qui che gli europei potrebbero aiutare“. La vittoria dell’Ucraina viene quindi interpretata come un trionfo della legalità internazionale e della democrazia globale. Fermare l’avanzata russa oggi significa prevenire che il conflitto degeneri ulteriormente, preservando la sicurezza del continente e dei valori condivisi dall’Occidente.