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L'alternativa a Hormuz: Russia, corridoi terrestri e il futuro degli scambi iraniani

L'alternativa a Hormuz: Russia, corridoi terrestri e il futuro degli scambi iraniani

Con le navi bloccate nel Golfo, Iran valuta una maggiore integrazione con la Russia attraverso il INSTC e il Middle Corridor, ma ostacoli logistici e interessi politici pongono limiti concreti

Lo Stretto di Hormuz è tornato al centro delle preoccupazioni internazionali e, con esso, la necessità per l’Iran di trovare alternative al tradizionale transito marittimo. Di fronte a un possibile prolungamento del blocco navale, Teheran sta guardando verso nord: binari, porti del Caspio e reti costruite durante gli anni delle sanzioni potrebbero fungere da valvole di sfogo per merci ed energia.

La recente visita del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a San Pietroburgo e gli incontri con il presidente Vladimir Putin hanno rimesso in luce il rapporto tra i due Paesi. Dichiarazioni di sostegno politico si sono alternate a valutazioni pratiche su quanto Mosca possa realmente contribuire a riorientare i flussi commerciali di Teheran.

Stato attuale degli scambi e limiti strutturali

Negli ultimi anni i legami economici tra Russia e Iran si sono intensificati: il fatturato commerciale ha raggiunto i $4,8bn nel 2026 e, secondo dichiarazioni ufficiali, esisterebbe potenziale di crescita. Le merci scambiate sono prevalentemente prodotti agricoli (grano, orzo, mais), macchinari, metalli, legname e fertilizzanti; dall’Iran sono arrivate anche componenti militari come i droni Shahed destinati all’uso bellico.

I numeri dietro le merci

Il flusso commerciale è aumentato, con una crescita segnalata del 16% in un periodo recente, ma rimane contenuto se confrontato con le relazioni di Teheran con la Cina o i Paesi del Golfo. Molti osservatori sottolineano che le economie russe e iraniane producono beni simili, riducendo il margine di complementarità naturale, mentre il volume complessivo delle esportazioni energetiche iraniane resta il fattore critico per le entrate statali.

Rotte alternative: INSTC, Caspio e il Middle Corridor

Il percorso che più promette di aggirare il sud è l’International North-South Transport Corridor (INSTC), una maglia di ferrovie, strade e transiti marittimi sul Caspio. La rotta trasferisce merci da porti meridionali russi verso porti nord-iraniani come Bandar Anzali, proseguendo su rotaia o gomma. Parallelamente, il Middle Corridor o TITR collega la Cina all’Europa via Asia centrale, attraversando Aktau, Baku e la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars.

Capacità e potenzialità

Il Middle Corridor è più breve di circa 3.000 km rispetto alla rotta settentrionale attraverso la Russia e offre tempi di transito medi di 10-15 giorni, ben più rapidi rispetto al trasporto marittimo classico. Crescita recente: 57.000 container lungo il corridoio nel 2026 (contro 20.500 nel 2026) e, tra gennaio e marzo 2026, 125 treni container partiti dalla Cina, con un incremento del 34,4% rispetto all’anno precedente. Investimenti pubblici e privati in porti e terminal stanno aumentando la capacità di Aktau, Kuryk e dei porti georgiani.

Limiti pratici e costi geopolitici

Nonostante i progressi, sostituire la via marittima del Golfo è complicato: circa il 90% del commercio internazionale iraniano storicamente passa per il sud, e il trasbordo via terra richiede tempo, infrastrutture costose e accordi multilaterali. Il collegamento ferroviario mancante tra Rasht e Astara rappresenta un esempio: nel 2026 Mosca si è impegnata a cofinanziare quella tratta, definendola un evento strategico, ma la realizzazione pratica è lunga e soggetta a ostacoli tecnici e politici.

Chi paga il conto?

Per la Russia aiutare pesantemente l’economia iraniana non è privo di costi: Mosca affronta problemi interni di stagnazione, pressioni sulle riserve e oneri legati al conflitto ucraino. Gli esperti osservano che il sostegno pratico potrebbe limitarsi a forniture mirate e transiti logistici incrementali, mentre il vero nodo resta il reinserimento delle esportazioni petrolifere iraniane, che non possono essere facilmente replicate da una controparte straniera.

In conclusione, lo spostamento verso nord offre a Teheran soluzioni parziali e temporanee: INSTC e Middle Corridor possono attenuare l’urto immediato del blocco del Sud, ma non sostituiscono l’ampiezza e l’efficienza del traffico marittimo attraverso il Stretto di Hormuz. Il risultato più probabile è una strategia mista, con ricorso a rotte terrestri per merci non energetiche e sforzi diplomatici per riaprire o mitigare le restrizioni sui flussi petroliferi.