> > Licenziamento discriminatorio a Spoleto: la storia di Giovanna

Licenziamento discriminatorio a Spoleto: la storia di Giovanna

Licenziamento discriminatorio a Spoleto: la storia di Giovanna

Giovanna, madre single e studentessa lavoratrice, accusa il suo ex datore di lavoro di averla licenziata per motivi discriminatori. La donna ha denunciato il medico chiedendo la dichiarazione di nullità del licenziamento e il riconoscimento del mobbing e dello straining sul posto di lavoro.

Una storia di discriminazione e mobbing sul posto di lavoro emerge da Spoleto, dove una donna di 43 anni, madre single e studentessa lavoratrice, ha deciso di denunciare il suo ex datore di lavoro. Giovanna, nome di fantasia, ha lavorato per tre anni in uno studio dentistico prima di essere licenziata con una lettera asettica che parlava di una presunta “riorganizzazione aziendale”.

Le accuse di discriminazione e mobbing

Secondo Giovanna, il licenziamento è stato motivato da ragioni discriminatorie legate alla sua condizione di madre single, studentessa lavoratrice e donna ancora in età fertile. La donna ha raccontato di aver subito mesi di forte stress sul posto di lavoro, con il titolare dello studio che si sarebbe opposto a diverse sue decisioni, tra cui quella di tornare a studiare all’università di Perugia per “crescere come professionista”.

Le condotte vessatorie

Le tensioni sarebbero iniziate quando Giovanna ha cercato di conciliare il lavoro con gli studi. Il datore di lavoro avrebbe negato i permessi retribuiti per sostenere gli esami e avrebbe iniziato a criticare la dipendente per non sorridere mentre lavorava, per non rispondere al telefono anche durante i giorni di malattia e per dedicare troppo tempo al figlio.

La situazione sarebbe degenerata fino a portare Giovanna a registrare le conversazioni e le chat di WhatsApp con il suo capo.

Le prove raccolte

Tra le prove raccolte da Giovanna ci sono i messaggi in cui il medico avrebbe spiegato la scelta di sostituirla con una collega di 62 anni. “Tu hai tremila ca**i da fare tra cui poi anche tuo figlio. Ne sono venute cinquanta con bambini piccoli, le ho sfan**late tutte, ma anche chi c’ha trent’anni, trentacinque, perché tra due giorni me rimane incinta. Io non voglio ca**i, io voglio lavorare”, avrebbe scritto il datore di lavoro. La donna ha portato queste prove al giudice, che ha proposto una conciliazione tra le parti.

Il dottore nega le accuse mosse dalla ex dipendente, ma la storia di Giovanna solleva importanti questioni sul mobbing e la discriminazione sul posto di lavoro in particolare nei confronti delle madri single e delle donne lavoratrici.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app