L’incontro tra Ursula von der Leyen e il neoeletto primo ministro ungherese Péter Magyar si terrà a Bruxelles nel pomeriggio di venerdì, secondo la conferma fornita dalla Commissione europea. La notizia era stata anticipata dallo stesso Magyar via social media e poi ufficializzata dal portavoce della Commissione, Paula Pinho, dopo alcuni giorni di apparente esitazione da parte dell’esecutivo comunitario.
Questo colloquio arriva in un momento cruciale: il governo Magyar ha fatto dello sblocco dei fondi comunitari una priorità politica, in particolare della tranche di €10,4 miliardi del programma di ripresa post-pandemia. I finanziamenti sono stati congelati a seguito di violazioni del diritto dell’UE registrate durante i 16 anni di governo di Viktor Orbán, e Budapest deve soddisfare condizioni precise per ottenere le risorse, inclusa una richiesta formale da presentare entro Aug.
31.
Perché Bruxelles chiede garanzie
Dietro alla trattativa c’è una lista dettagliata di requisiti che la Commissione ha elaborato per assicurare il rispetto delle regole europee. Tra questi spiccano interventi volti a rafforzare la indipendenza giudiziaria e a creare strutture autonome per il contrasto alla corruzione, misure che Bruxelles ritiene essenziali per ripristinare la fiducia nell’uso dei fondi comunitari.
Cosa sono le “super milestones”
La Commissione ha definito un pacchetto di circa 27 requisiti, noti come “super milestones”, che coprono principalmente tematiche di diritto e governance. Queste includono il potenziamento del ruolo del Consiglio Nazionale della Magistratura, norme più severe sui conflitti di interesse e riforme per ridurre l’influenza politica sulle corti superiori. Le misure interessano anche il mondo accademico: cambiamenti nella gestione delle università potrebbero ripristinare l’accesso ad alcuni programmi europei come Erasmus+.
Tempi, cifre e nodi tecnici
Oltre alla tranche di €10,4 miliardi, le fonti riportano che la cifra complessiva ancora pendente per l’Ungheria raggiunge cifre superiori (intorno a €17 miliardi per alcuni programmi). Per la parte relativa al recovery plan il governo deve formalizzare la richiesta entro Aug. 31, mentre la Commissione ha fino al Dec. 31 per erogare i pagamenti una volta soddisfatti i requisiti. Negli ultimi giorni si sono svolti negoziati tecnici: una squadra di oltre 20 funzionari della Commissione è stata a Budapest per discutere i dettagli.
Nodi difficili e possibili concessioni
Non tutte le richieste dell’UE coincidono con le priorità annunciata dal nuovo esecutivo. Per esempio, Bruxelles sollecita misure che garantiscano la sostenibilità fiscale a lungo termine, incluse riforme del sistema pensionistico e la rimozione di alcune tasse considerate temporanee dalle autorità europee. Il governo di Magyar ha indicato che alcune di queste richieste rappresentano un red line, mentre dal fronte comunitario non è esclusa alcuna semplificazione tecnica di alcuni obiettivi per renderne la realizzazione più rapida.
Dimensione politica e relazioni esterne
L’incontro ha anche una forte valenza politica: Budapest vuole segnare una discontinuità rispetto agli anni di scontro con l’amministrazione di Viktor Orbán e recuperare rapporti con Bruxelles. Il governo ha ribadito l’impegno sulla lotta alla corruzione e ha annunciato che le prime indagini e azioni legali contro chi ha sottratto fondi pubblici potrebbero partire a breve, secondo quanto riferito dalla ministra degli Esteri Anita Orbán.
Sul fronte estero, la posizione dell’Ungheria verso Kiev e Mosca rimane sensibile. Il nuovo esecutivo dichiara di voler tutelare gli interessi energetici e avere libertà di scelta nelle strategie di approvvigionamento, mentre chiede che alcune questioni bilaterali con l’Ucraina siano risolte prima di affrontare aspetti come l’adesione europea di Kiev.
Alla vigilia dell’appuntamento con Von der Leyen, Magyar ha in programma anche altri incontri istituzionali a Bruxelles, segnalando l’intento di avviare un dialogo più operativo con attori chiave dell’UE e della NATO. L’esito dell’incontro potrebbe determinare non solo l’erogazione di risorse essenziali, ma anche la traiettoria politica che ricondurrà l’Ungheria verso un rapporto meno conflittuale con le istituzioni europee.