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Mamma e figlia morte avvelenate a Pietracatella: l'avvocato del marito rinuncia all'incarico

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Mentre l’inchiesta sul presunto avvelenamento di mamma e figlia a Pietracatella va avanti tra perizie e interrogatori, Gianni Di Vita cambia difensore.

Nuovi sviluppi scuotono l’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella, legato alla morte di mamma e figlia per sospetto avvelenamento da ricina. Mentre proseguono gli accertamenti degli investigatori e si attendono riscontri decisivi dalle analisi tossicologiche, il caso si arricchisce anche di un importante cambio sul fronte legale per Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne.

Mamma e figlia morte avvelenate: indagini sulla ricina e sviluppi investigativi

Sul piano investigativo, l’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino resta aperta per duplice omicidio contro ignoti. Gli inquirenti non escludono che la morte delle due donne, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale di Campobasso, possa essere collegata a un avvelenamento da ricina, una sostanza altamente tossica e difficile da rilevare.

Le analisi preliminari del Centro antiveleni di Pavia hanno infatti confermato la presenza del veleno nel sangue delle vittime, mentre si attendono le relazioni definitive e gli esiti delle autopsie.

La Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, continua a raccogliere testimonianze: sono già state sentite più di 30 persone tra familiari e conoscenti. Tra queste anche una cugina della famiglia, ascoltata per confrontare le versioni e verificare eventuali incongruenze. Di Vita e la figlia Alice potrebbero essere nuovamente convocati, mentre lo stesso commercialista, che in passato aveva accusato sintomi di intossicazione ed era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma, resta tra le figure centrali dell’inchiesta.

Gli investigatori stanno cercando di chiarire tre punti chiave: chi abbia procurato la ricina, dove sia stata reperita e quale movente possa aver portato alla morte di una donna di 50 anni e di una ragazza di 15. Restano inoltre in programma ulteriori accertamenti sulla casa sequestrata e sulle eventuali ricerche informatiche legate al veleno. Nonostante la complessità del quadro, al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati.

Mamma e figlia morte avvelenate: l’interrogatorio del papà e il passo indietro dell’avvocato

Nuovi sviluppi sul fronte difensivo nel caso che coinvolge Gianni Di Vita, ex primo cittadino e commercialista rimasto tra i sopravvissuti della tragedia familiare che ha colpito la moglie Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita. Come riportato dall’Ansa, l’avvocato Arturo Messere ha rinunciato all’incarico di difesa per “motivi contingenti“, lasciando il mandato in una fase particolarmente delicata dell’indagine. Al suo posto subentra Vittorino Facciolla, figura nota anche per la militanza nel Partito Democratico, lo stesso contesto politico in cui Di Vita aveva ricoperto il ruolo di tesoriere.

La decisione di Messere arriva mentre proseguono accertamenti e interrogatori, con oltre dieci ore di audizioni complessive in Questura che hanno coinvolto lo stesso Di Vita e la figlia Alice. L’ex sindaco, dopo un interrogatorio durato quasi sei ore con la Squadra Mobile, aveva dichiarato tramite il legale di essere “molto addolorato ma con la coscienza a posto“. Tuttavia, stando alle indiscrezioni di Open, la sua ricostruzione della cena del 23 dicembre sarebbe incerta: “Non ricordo con precisione cosa abbiamo mangiato quella sera“, avrebbe dichiarato.

Nel frattempo, il nuovo difensore ha chiarito che il cambio non deriva da una modifica della posizione processuale, ma da un semplice avvicendamento richiesto dall’assistito.