Continua a far discutere la vicenda giudiziaria di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto subito nella sua attività commerciale. Dopo la sentenza, la difesa torna a contestare il verdetto, sostenendo che il Tribunale non avrebbe attribuito il giusto peso a un elemento ritenuto fondamentale: le condizioni psicologiche dell’imputato dopo la violenta rapina subita nel 2015.
Secondo gli avvocati, infatti, Roggero avrebbe sviluppato un grave disturbo post-traumatico da stress che avrebbe inciso profondamente sul suo stato emotivo e sulla percezione del pericolo negli anni successivi.
La difesa di Roggero: “La sentenza è ingiusta”
L’avvocato che ha assistito il gioielliere ha definito la decisione del Tribunale ingiusta, sostenendo che uno degli aspetti centrali della vicenda sarebbe stato sostanzialmente trascurato.
“La sentenza è, a nostro avviso, ingiusta perché non ha tenuto conto di un aspetto importantissimo, quello psichiatrico“, ha dichiarato il legale, sottolineando come le condizioni di salute mentale di Roggero fossero state documentate anche da una consulenza tecnica disposta dallo stesso Tribunale di Asti durante il processo di primo grado.
Secondo la difesa, il parere dello specialista non sarebbe stato valorizzato nella decisione finale, nonostante fosse stato richiesto proprio dall’autorità giudiziaria.
A mettere nero su bianco la diagnosi era stato uno psichiatra nominato come consulente dal Tribunale. Secondo la relazione, Mario Roggero soffriva di un disturbo post-traumatico da stress sviluppato dopo la drammatica rapina subita nel 2015, un episodio che, secondo i familiari e i testimoni ascoltati durante il processo, avrebbe cambiato profondamente la sua vita. L’avvocato ha ricordato come, dopo quell’episodio, il gioielliere non fosse più riuscito a ritrovare la serenità.
“Da allora non parlava d’altro, non riusciva a dormire e viveva continuamente con il pensiero di quanto accaduto“, ha spiegato il difensore, sostenendo che il trauma avesse compromesso la capacità dell’uomo di valutare lucidamente situazioni analoghe.
Mario Roggero, il legale: “Era una persona profondamente segnata”
Secondo la difesa, Roggero non avrebbe mai realmente superato il trauma della prima rapina. I familiari e le persone a lui vicine avrebbero raccontato agli inquirenti che il gioielliere viveva in uno stato di costante allerta, tormentato dal timore che un episodio simile potesse ripetersi.
“Siamo di fronte a una persona malata, che si è comportata in un modo certamente abnorme, senza riuscire a valutare con precisione ciò che stava realmente accadendo“, ha affermato il legale. Proprio questo stato psicologico, secondo la difesa, avrebbe inciso sulla sua percezione del pericolo nel momento della seconda rapina.
Uno degli aspetti su cui insiste la difesa riguarda il concetto di legittima difesa putativa, previsto dall’articolo 59 del Codice penale.
Secondo questa impostazione, Roggero avrebbe reagito convinto di trovarsi ancora in una situazione di grave pericolo, anche a causa del trauma psicologico maturato negli anni precedenti. L’avvocato sostiene che il giudice avrebbe dovuto valutare non soltanto le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza, ma anche ciò che il gioielliere poteva aver percepito e creduto in quei drammatici istanti. “Noi oggi conosciamo la realtà attraverso le telecamere, ma il giudice avrebbe dovuto considerare anche quello che Roggero poteva aver visto, sentito o immaginato in quel momento“, ha spiegato. La vicenda giudiziaria resta quindi al centro del dibattito, con la difesa che continua a sostenere come il quadro clinico dell’imputato avrebbe meritato un peso maggiore nella valutazione della sua responsabilità penale. Saranno gli eventuali sviluppi processuali a stabilire se queste argomentazioni potranno incidere sull’esito definitivo del procedimento.
