Il caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte a Pietracatella dopo un avvelenamento da ricina, potrebbe entrare in una nuova fase: gli inquirenti avrebbero raccolto elementi che rafforzano l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato, mentre si attendono gli esiti degli accertamenti del Robert Koch Institute di Berlino.
Morte avvelenate con la ricina: le testimonianze sulle ultime ore in vita di madre e figlia
Gli investigatori stanno ricostruendo le ore precedenti alla morte delle due donne. Tra gli elementi al vaglio c’è la successione dei malori e la possibilità, ancora da verificare, che l’esposizione alla sostanza tossica possa essere avvenuta in momenti differenti.
Particolare attenzione è rivolta a Giampiero Mastro Giorgio, l’infermiere che la mattina del 27 dicembre avrebbe raggiunto l’abitazione e somministrato una flebo di soluzione fisiologica a Sara e Antonella.
L’uomo era già stato ascoltato dagli investigatori e avrebbe descritto condizioni particolarmente gravi: Sara sarebbe apparsa in stato di delirio, mentre Antonella non sarebbe riuscita nemmeno a parlare.
Dopo averle visitate, avrebbe suggerito un nuovo immediato ricorso alle cure ospedaliere. Un altro elemento riguarda la testimonianza di un uomo che avrebbe visto Sara Di Vita in paese la sera del 26 dicembre, dopo un precedente accesso in ospedale e la successiva dimissione. Secondo il suo racconto, la giovane appariva apparentemente in condizioni normali ed era insieme ad altre persone.
Il dettaglio dovrà essere confrontato con i dati clinici e tossicologici raccolti nell’inchiesta. Sul possibile scenario dell’incidente è intervenuto all’Ansa Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara: “Io credo che l’ipotesi dell’incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla“. L’avvocato ha aggiunto che anche i familiari “non hanno mai escluso l’ipotesi dell’incidente” e ha sottolineato l’importanza di incrociare gli esiti delle analisi sugli alimenti con quelli dei 131 prelievi effettuati a luglio.
Morte avvelenate con la ricina, svolta nel caso: “Elementi su duplice omicidio premeditato”
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso, potrebbe essere arrivata a una svolta. Come riportato da Sky Tg24, le due donne erano morte dopo un avvelenamento da ricina e, secondo fonti vicine all’indagine, sarebbero emersi “elementi certi” che portano gli investigatori a valutare l’ipotesi del duplice omicidio premeditato. Il fascicolo della Procura di Larino resta però formalmente contro ignoti e non risultano, al momento, persone indagate per il duplice omicidio.
Gli accertamenti proseguono anche con il supporto degli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, che hanno analizzato campioni biologici, alimenti e reperti raccolti nell’abitazione della famiglia Di Vita. Alcuni dati anomali relativi alla presenza di ricina avrebbero attirato l’attenzione degli investigatori, ma la relazione ufficiale degli esperti tedeschi non è ancora stata depositata. Saranno quindi i risultati degli esami e gli ulteriori accertamenti della Procura a chiarire modalità, tempi e possibile veicolo dell’avvelenamento.
