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Elis Lundholm, prima atleta transgender alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: la sua storia

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La sciatrice freestyle svedese di 23 anni, prima atleta transgender ai Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, segna una pagina storica dello sport.

Le Olimpiadi non sono mai state solo una sfida di abilità fisica: rappresentano anche uno specchio delle trasformazioni sociali. Quest’anno, il dibattito sull’inclusione degli atleti transgender ha assunto un ruolo centrale, con la partecipazione di Elis Lundholm, prima sciatrice freestyle apertamente transgender ai Giochi invernali, a segnare un momento storico nello sport internazionale.

Una discesa storica alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: Livigno e il salto verso l’inclusione

A Livigno, tra l’attenzione di tecnici e spettatori, non si è svolta soltanto una gara di sci freestyle, ma un momento destinato a segnare la storia dello sport. A illuminare questa pagina inedita è stata Elis Lundholm, sciatrice freestyle svedese di 23 anni e specialista delle gobbe, diventata la prima atleta apertamente transgender a partecipare ai Giochi Olimpici invernali.

Lundholm, che si identifica come uomo pur essendo nata biologicamente donna, ha gareggiato nelle qualificazioni femminili, chiudendo all’ultimo posto a causa di un errore che le ha impedito l’accesso diretto alla finale. La competizione, però, non è finita: “solo le prime dieci classificate hanno ottenuto il pass automatico”, e un secondo turno di qualificazione deciderà chi accederà alla fase decisiva. La sua presenza non è solo sportiva: rappresenta un punto di svolta nel confronto globale sull’inclusione e sull’identità di genere nello sport.

Milano-Cortina 2026: chi è Elis Lundholm, prima atleta transgender alle Olimpiadi

La partecipazione di Lundholm è stata resa possibile dalle attuali normative olimpiche. Non avendo intrapreso interventi chirurgici di riaffermazione di genere né modificato legalmente la propria identità, l’atleta è stata inserita nella squadra femminile dal Comitato Olimpico svedese, in piena conformità con i regolamenti vigenti. Un uomo transgender è infatti “una persona con identità di genere maschile a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita”, una distinzione spesso fraintesa nel dibattito pubblico.

Non si tratta di un tema nuovo per i Giochi. A Parigi 2024 erano già emerse discussioni attorno alle pugili Imane Khelif e Lin Yu-ting, nate e registrate come donne, oggetto di polemiche su presunti test di genere mai confermati da documentazione medica ufficiale. Il CIO intervenne, definendo “arbitrari” i controlli dell’IBA e confermando l’idoneità delle atlete a competere. Sempre a Parigi 2024, la mezzofondista statunitense Nikki Hiltz, prima atleta dichiaratamente trans e non binaria a partecipare ai Giochi, era diventata simbolo della comunità LGBTQ+.

Come sottolinea il CIO, lo sport “deve confrontarsi con una società in evoluzione”, cercando un equilibrio tra inclusione, identità e competizione. La partecipazione di Lundholm a Livigno riporta oggi il dibattito sotto i riflettori, confermando che le Olimpiadi non sono solo record e medaglie, ma anche specchio dei cambiamenti sociali.

 

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