Il governo italiano ha varato una nuova legge che rivoluziona le regole sull’imputabilità dei minori. La riforma, approvata dal Consiglio dei ministri, introduce una presunzione di capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, invertendo l’onere della prova.
Fino ad oggi, era compito del giudice accertare caso per caso se il minore fosse capace di intendere e di volere al momento del reato.
Con la nuova normativa, si presume che il minore sia imputabile, a meno che non emerga il contrario nel corso del processo.
Le dichiarazioni del governo e della premier Meloni
La premier Giorgia meloni ha commentato il provvedimento con un videomessaggio sui social, sottolineando che “chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni.
Anche quando è minorenne”. Meloni ha ribadito la necessità di una fermezza senza alternative ma ha anche evidenziato l’importanza di essere presenti con chi rischia di perdersi.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la misura il “tassello finale” di un percorso iniziato con il decreto Caivano. Ha precisato che non è stata abbassata l’età minima di imputabilità, ma è cambiato solo chi deve dimostrare cosa in tribunale.
La norma parte dal presupposto che un sedicenne sia in grado di comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
Le critiche delle opposizioni
La nuova legge ha sollevato dure critiche dalle opposizioni. Il responsabile sicurezza del Partito Democratico, Matteo Mauri ha affermato che “criminalizza un’intera generazione”. La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga ha attaccato il governo, sostenendo che “debole con i forti e forti i deboli” è lo slogan preferito della premier Meloni.
Anche Angelo Bonelli parlamentare di AVS e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di “deriva autoritaria”, sostenendo che le politiche della destra hanno portato a più propaganda e repressione, ma meno sicurezza.
Le preoccupazioni di Save the Children
Save the Children ha espresso preoccupazione, affermando che la violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. L’organizzazione ha richiamato i dati, in calo, sulle sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, che sono passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2026.
Le reazioni delle associazioni e dei giuristi
Michela Di Biase, capogruppo del Partito democratico in commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha dichiarato che trasformare l’attuale sistema dell’imputabilità dei minori introducendo una presunzione generale di responsabilità penale sarebbe una scelta sbagliata. Ha sottolineato che il minore non può essere considerato un adulto in miniatura e che la responsabilità penale deve tenere conto del percorso di crescita e della maturità.
Devis Dori, capogruppo in commissione Giustizia di AVS, ha parlato di un “meccanismo perverso” pensato per rendere i ragazzi imputabili a prescindere dalla valutazione del giudice sulla loro maturità. Si è augurato un intervento della Corte costituzionale se la riforma dovesse proseguire il suo percorso.
La riforma, tuttavia, non modifica il trattamento sanzionatorio: resta in vigore la riduzione di pena prevista per i minori dall’articolo 98 del codice penale. Secondo la relazione che accompagna il provvedimento, l’obiettivo è aggiornare le norme sull’imputabilità all’evoluzione della società, mantenendo le garanzie già previste dall’ordinamento.
