La morte del piccolo Domenico al Monaldi solleva interrogativi sul trapianto di cuore fallito: l’organo malato sarebbe stato espiantato quattro minuti prima dell’arrivo del cuore sano prelevato a Bolzano, mentre sarebbero emerse tensioni in sala operatoria e criticità nel trasporto e nella conservazione dell’organo.
La morte di Domenico al Monaldi: trapianto fallito per cuore bruciato
Stando alle indiscrezioni dell’Ansa, la procedura di espianto a Bolzano avrebbe coinvolto anche un’équipe austriaca del Centro Trapianti di Innsbruck, chiamata a intervenire per alcune criticità emerse durante l’intervento dei colleghi napoletani. La collaborazione tra le due squadre si svolse in inglese, complicando la comunicazione, mentre gli investigatori dovranno chiarire se i problemi riscontrati – come il drenaggio insufficiente durante la perfusione – furono effettivamente segnalati ai medici di Napoli.
Un punto centrale dell’inchiesta riguarda il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore: un box di plastica rigida, simile a quelli da picnic, giunto da Napoli a Bolzano e riportato con l’organo ormai danneggiato. L’aggiunta di ghiaccio secco, più freddo del consentito, sarebbe stata effettuata da un’operatrice non specializzata, ma con il via libera dell’équipe partenopea.
Come spiegato dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, “Il rabbocco del ghiaccio ha ricevuto il via libera da parte dell’equipe partenopea incaricata di prelevare l’organo e portarlo al Monaldi”.
La morte di Domenico al Monaldi: espianto anticipato di 4 minuti e lite in sala operatoria
Come riportato dall’Ansa, il cuore malato del piccolo Domenico sarebbe stato rimosso dal suo corpo alle 14:18, ben quattro minuti prima dell’autorizzazione all’arrivo dell’organo prelevato a Bolzano, giunta soltanto alle 14:22. Dalle testimonianze raccolte dalla Procura di Napoli emergono dettagli inquietanti: il cuore “vecchio” del bambino era già sul tavolo quando i medici notarono anomalie nel contenitore usato per trasportare l’organo destinato al trapianto.
Tre infermieri hanno raccontato agli inquirenti: “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”, senza riuscire a ripristinarne le condizioni. Il cardiochirurgo Guido Oppido, responsabile dell’impianto, avrebbe ripetuto più volte che, secondo lui, il nuovo organo “non sarebbe ripartito”. Secondo quanto riportato da diversi quotidiani, tra cui Corriere della Sera, Repubblica e Alto Adige, in sala operatoria si sarebbero vissuti momenti di forte tensione.
Le testimonianze riportano inoltre una riunione particolarmente accesa il 10 febbraio scorso, alla quale partecipò lo stesso Oppido, al centro di un acceso dibattito sulla tempistica dell’espianto rispetto all’arrivo del cuore proveniente da Bolzano. Secondo quanto riferito, durante l’incontro il chirurgo sferrò persino un calcio a un termosifone, segno della forte tensione vissuta tra i medici coinvolti.
Gli ispettori del ministero della Salute sono ora a Bolzano per acquisire documenti e chiarire ogni fase del trasporto, mentre la Procura di Napoli prosegue le indagini sul trapianto fallito che ha portato al decesso del bambino.