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È morto il cardinale Camillo Ruini: 95 anni tra teologia, Chiesa e impegno nella società

È morto il cardinale Camillo Ruini: 95 anni tra teologia, Chiesa e impegno nella società

Teologo, presidente della Cei e vicario del Papa a Roma, il cardinale Ruini ha guidato la Chiesa italiana in una fase di profondi cambiamenti.

È morto il cardinale Camillo Ruini, una delle figure più autorevoli della Chiesa italiana degli ultimi decenni. Teologo, pastore e presidente della Cei per oltre quindici anni, ha segnato il dibattito ecclesiale e pubblico del Paese, difendendo il ruolo dei cattolici nella società contemporanea.

La morte del cardinale Camillo Ruini, protagonista della Chiesa italiana contemporanea

È morto il cardinale Camillo Ruini, vicario generale emerito di Sua Santità per la diocesi di Roma e arciprete emerito della basilica papale di San Giovanni in Laterano. Aveva 95 anni. Nato a Sassuolo, in provincia di Modena, il 19 febbraio 1931, Ruini è stato una delle personalità più influenti della Chiesa cattolica italiana tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila, un uomo che ha contribuito a definire il ruolo pubblico del cattolicesimo in una società profondamente cambiata.

Teologo di grande spessore e uomo di governo della Chiesa, negli ultimi anni viveva in condizioni di salute fragili. Costretto sulla sedia a rotelle, aveva però conservato una notevole lucidità intellettuale. Da maggio le sue condizioni erano diventate particolarmente delicate e aveva scelto di rimanere nella propria abitazione, seguito costantemente da medici e infermieri e supportato anche attraverso l’ossigenoterapia.

Nel luglio 2024 era stato ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma dopo un infarto, dal quale si era successivamente ripreso. Nel 2025 aveva inoltre affrontato un problema legato a un blocco renale, superato grazie alle cure ricevute.

La notizia della morte è stata accolta con cordoglio dal mondo ecclesiale. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, ha ricordato Ruini sottolineando la sua lunga dedizione: “Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana”. Anche la diocesi di Roma ha espresso gratitudine per il suo percorso pastorale, evidenziando come la sua guida abbia lasciato “un segno profondo” nella lettura dei cambiamenti sociali e culturali del Paese.

La sua formazione iniziò nel seminario della diocesi di Reggio Emilia, per poi proseguire a Roma alla Pontificia Università Gregoriana, dove approfondì gli studi di filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954, intraprese un percorso dedicato all’insegnamento e alla formazione. Dal 1957 al 1968 insegnò filosofia nel seminario diocesano emiliano, mentre successivamente divenne docente di teologia dogmatica nello Studio Teologico Interdiocesano di Modena-Reggio Emilia-Carpi-Guastalla, del quale fu anche direttore.

Nel corso degli anni ricoprì numerosi incarichi pastorali nella diocesi emiliana: fu delegato vescovile per l’Azione Cattolica, vicario episcopale per l’apostolato dei laici e presidente del consiglio diocesano per la pastorale scolastica. Nel 1983 arrivò la nomina a vescovo titolare di Nepte e ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla da parte di papa Giovanni Paolo II. La sua crescita all’interno dell’episcopato proseguì rapidamente fino alla nomina a segretario della Conferenza Episcopale Italiana nel 1986.

Morto a 95 anni il cardinale Ruini: una vita tra Chiesa, cultura e impegno pubblico

Il momento centrale della carriera ecclesiale di Ruini arrivò nel 1991, quando Giovanni Paolo II lo creò cardinale il 28 giugno e lo nominò presidente della Conferenza Episcopale Italiana, incarico che mantenne fino al 2007. Parallelamente fu vicario generale del Papa per la diocesi di Roma e arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano fino al 2008.

Durante il suo lungo mandato alla guida dell’episcopato italiano, Ruini divenne il principale interprete di una Chiesa impegnata a difendere la propria presenza culturale nella società. La sua azione si concentrò soprattutto sui cosiddetti “valori non negoziabili”, richiamati anche dai pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: la tutela della vita, il contrasto all’aborto e all’eutanasia, la difesa della famiglia e il ruolo dei cattolici nella partecipazione politica. Durante gli anni della sua presidenza della Cei, alcuni esponenti politici arrivarono anche a mettere in discussione il rapporto tra Stato italiano e Santa Sede, evocando possibili modifiche ai Patti Lateranensi e al Concordato.

Ruini ebbe un ruolo significativo anche in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita del 2005, sostenendo la scelta dell’astensione, che contribuì al mancato raggiungimento del quorum. Nel 2007 promosse inoltre il primo Family Day, iniziativa che coinvolse ampi settori del mondo cattolico nella difesa della concezione tradizionale della famiglia.

La sua influenza non si limitò alla dimensione religiosa. Pur non sostenendo la nascita di un nuovo partito cattolico, riteneva importante una presenza autonoma dei cristiani nella vita pubblica, capace di portare valori e idee nel confronto politico. Dopo aver lasciato gli incarichi principali, continuò a intervenire sui temi di attualità, mantenendo una posizione autorevole all’interno della Chiesa.

Negli ultimi anni aveva dedicato alcune riflessioni anche al tema della morte e del bilancio personale della propria vita. In un’intervista al Corriere della Sera aveva dichiarato: “Più che paura provo pentimento, non solo per i peccati commessi, ma per le tante cose che avrei potuto fare e non ho fatto”. Parole che mostravano un lato più intimo del cardinale, oltre il ruolo pubblico ricoperto per decenni.

Ruini aveva espresso anche apprezzamento per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con cui aveva raccontato di aver costruito “un’amicizia vera”. La premier, ricordandolo dopo la sua morte, lo ha definito “un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità”, sottolineando il suo impegno nella difesa “dell’identità, della missione e del ruolo dei cattolici nella società italiana”.

Con la scomparsa di Camillo Ruini si chiude una delle stagioni più rilevanti della storia recente della Chiesa italiana: una figura capace di suscitare consenso e critiche, ma che ha lasciato un’impronta profonda nel rapporto tra fede, cultura e società.

 

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