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Profanazione Pamela Genini, nessuna retrodatazione: la decisione del Gip su Francesco Dolci

Profanazione Pamela Genini, nessuna retrodatazione: la decisione del Gip su Francesco Dolci

Gip rigetta l’istanza dei legali: confermata la data di iscrizione di Francesco Dolci nell’inchiesta sulla profanazione della salma di Pamela Genini.

La vicenda giudiziaria legata all’inchiesta sulla profanazione della salma di Pamela Genini si concentra anche su un aspetto procedurale: la data di iscrizione nel registro degli indagati dell’ex fidanzato Francesco Dolci. La difesa ha contestato i tempi dell’atto, ma il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di retrodatazione.

Pamela Genini e la tomba profanata: la decisione del tribunale sull’indagine contro Francesco Dolci

Stando alle indiscrezioni di Bergamo News, il giudice per le indagini preliminari Beatrice Purita avrebbe dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai legali di Francesco Dolci, 41 anni, che chiedevano di anticipare l’iscrizione del loro assistito nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta profanazione della salma di Pamela Genini.

Secondo il tribunale, non ci sarebbero i presupposti per modificare la data ufficiale fissata dalla Procura al 6 maggio.

I difensori, gli avvocati Eleonora Prandi e Isabella Colombo, sempre stando a quanto riportato da Bergamo News, sostenevano che l’iscrizione sarebbe dovuta avvenire già il 26 marzo. Una rettifica in tal senso, se accolta, avrebbe potuto incidere sugli sviluppi del procedimento, aprendo anche a contestazioni sull’utilizzabilità di alcuni atti investigativi svolti successivamente dai carabinieri.

Tuttavia, il gip ha escluso questa possibilità, ritenendo infondata la richiesta.

La decisione del tribunale sull’indagine contro Francesco Dolci: le motivazioni e la ricostruzione dell’indagine

La difesa, come sottolineato da Bergamo News, avrebbe indicato come elemento centrale l’individuazione di Dolci già tra il 16 e il 23 marzo, sulla base dell’analisi dei filmati delle telecamere installate nell’area cimiteriale del loculo di Pamela Genini. Secondo questa ricostruzione, gli investigatori avrebbero già rilevato comportamenti tali da giustificare un’immediata iscrizione nel registro degli indagati. A sostegno di questa tesi sarebbe stata richiamata anche una comunicazione del 26 marzo in cui compariva la dicitura “soggetto interessato Francesco Dolci”, pur in un fascicolo ancora aperto contro ignoti.

Il giudice, però, ha ritenuto che tale indicazione non abbia valore decisivo, poiché inserita dalla segreteria della Procura all’interno di una notifica di delega d’indagine e non frutto di una valutazione investigativa del magistrato. Inoltre, nell’ordinanza viene sottolineato che non sarebbero stati indicati elementi concreti già disponibili a quella data tali da rendere obbligatoria l’iscrizione.

A quel momento, l’unico riscontro investigativo sarebbe stata un’informativa dei carabinieri del 25 marzo, relativa alla presenza di un sistema di videosorveglianza nell’area del cimitero, considerato insufficiente per attribuire responsabilità a una persona determinata. Il gip avrebbe anche escluso ritardi ingiustificati da parte della Procura e del pubblico ministero Giancarlo Mancusi, ritenendo i circa quaranta giorni intercorsi tra le due iscrizioni un arco temporale congruo per approfondimenti tecnici sui filmati e ulteriori verifiche.

Per queste ragioni, la richiesta di retrodatazione avanzata dalla difesa pare sia stata definitivamente dichiarata inammissibile.

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