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Addio a Camillo Ruini: il cardinale che segnò la politica e la Cei

Addio a Camillo Ruini: il cardinale che segnò la politica e la Cei

È morto il cardinale Camillo Ruini a 95 anni. Vicario per la diocesi di Roma e presidente della Conferenza episcopale italiana, fu figura centrale nel posizionamento pubblico della Chiesa su temi etici e nei rapporti con la politica

Il cardinale Camillo Ruini si è spento la sera del 16 giugno 2026 a Roma. Originario di Sassuolo, aveva compiuto 95 anni il 19 febbraio. Nei mesi precedenti aveva avuto problemi di salute: era stato ricoverato lo scorso settembre per disturbi renali, poi temporaneamente ristabilito; a partire dal 21 maggio la sua condizioni si erano aggravate e aveva deciso di rimanere a casa assistito da personale medico e infermieristico, anche con l’ausilio di ossigeno.

Carriera ecclesiastica e incarichi di vertice

La traiettoria istituzionale di Ruini fu rapida e influente: fu nominato vicario generale per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano il 1° luglio 1991incarico che mantenne fino al 27 giugno 2008. Contemporaneamente guidò la Conferenza episcopale italiana (CEI) come presidente dal 7 marzo 1991 al 2007.

Nel corso della sua carriera presiedette inoltre il progetto culturale della Chiesa italiana e fu chiamato a dirigere commissioni rilevanti, tra cui la commissione internazionale di inchiesta su Međugorje.

Incarichi culturali e scientifici

Dal 2010 al 2015 Ruini fu a capo del comitato scientifico della Fondazione intitolata a Joseph Ratzinger – Benedetto XVI e svolse un ruolo significativo nel promuovere iniziative culturali della Chiesa.

Questi incarichi testimoniano la sua attenzione non solo alla struttura gerarchica, ma anche alla diffusione culturale del messaggio religioso e alla tutela della dottrina.

Influenza politica, posizioni etiche e reazioni pubbliche

Sul piano pubblico Ruini era noto per il suo ruolo di «regista» nelle relazioni tra Chiesa e politica. Sostenitore dei cosiddetti valori non negoziabili — tra cui la difesa della vita nascente, l’opposizione all’eutanasia e la tutela della famiglia — intervenne con decisione in numerosi dibattiti nazionali: si oppose apertamente all’eutanasia nei casi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro e fu protagonista del fronte che portò al fallimento del quorum nel referendum del 2005 sulla legge 40 sulla fecondazione assistita.

Le sue relazioni con figure politiche di primo piano furono oggetto di attenzione pubblica: la vicinanza a esponenti della destra politica e il dialogo con diversi governi hanno contribuito a farne una figura molto influente e, per alcuni, controversa. Pur dichiarandosi contrario al moralismo che strumentalizza i temi etici per fini politici, Ruini non esitò a usare la sua autorità per orientare scelte pubbliche e voti.

Reazioni istituzionali e personali

Alla notizia della scomparsa sono seguite parole di commiato da parte della gerarchia ecclesiastica. Il presidente della CEI ha ricordato che Ruini ha servito la Chiesa con intelligenzapassione pastorale e profondo senso ecclesiale, sottolineando l’importanza del suo motto episcopale, Veritas liberabit noscome indicazione per cercare la verità che illumina la vita e la speranza. Anche personalità politiche hanno commentato la sua eredità: tra queste, esponenti del mondo politico hanno auspicato che l’impatto culturale e spirituale del cardinale venga raccolto e valorizzato.

Il suo profilo pubblico è rimasto in equilibrio tra ruolo pastorale e impegno sociale: per molti fu un punto di riferimento della componente conservatrice dell’episcopato e un interlocutore privilegiato dei pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Negli ultimi anni la sua voce si è fatta più defilata, ma il suo peso nella memoria istituzionale della Chiesa italiana restava vivo.

Elementi biografici e lascito

Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931Ruini studiò a Roma, dove conseguì gli studi in filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote nel 1954. La sua ascesa alla guida della Chiesa italiana passò per la nomina a vescovo ausiliare, poi a segretario generale della CEI, fino ai vertici nazionali e della diocesi di Roma. Il suo impegno per il rafforzamento della presenza pubblica della Chiesa e la promozione di movimenti ecclesiali hanno segnato più decenni della vita istituzionale italiana.

La scomparsa del cardinale apre ora il capitolo del bilancio storico: la sua azione ha lasciato tracce marcate nei rapporti tra Chiesa, società e politica, alimentando dibattiti che continueranno a influire sulle scelte e sulle priorità della comunità cattolica in Italia.

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