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Nasa, scoperta materia organica su Marte: possibile la vita?
Cronaca

Nasa, scoperta materia organica su Marte: possibile la vita?

Tracce di vita su Marte
Tracce di vita su Marte

Da un rover della Nasa arrivano novità sul pianeta rosso, anni di ricerche e analisi potrebbero portare alla prova scientifica della vita su Marte.

Scavi sulla superficie di Marte fanno emergere elementi che potrebbero confermare segni di vita marziana risalente a oltre 3 miliardi di anni fa. C’è vita sul pianeta rosso? Forse meglio chiedersi se c’era perché le condizioni meteorologiche attuali fanno escludere ogni possibilità di esistenza extraterrestre. Gli scienziati supponevano che in passato ci fosse stata attività cellulare nel pianeta: questa prova se confermata potrebbe fare luce e dimostrare definitivamente che il pianeta rosso pullulava di laghi: condizione ottimale per lo sviluppo di organismi complessi.

Il rover della Nasa su Marte

Il veterano “curiosity rover” una piccola sonda spaziale, che da diversi anni studia la superficie marziana ha scoperto un agglomerato di materia organica complessa sepolta e preservata in antichi sedimenti che si presume fossero immersi in un vasto bacino idrografico databile a circa 3 miliardi di anni fa. La scoperta completa un quadro di analisi, i laghi marziani erano ricchi di carbonio, elemento necessario per la nascita della vita.

I ricercatori non possono dirci come la materia organica si sia formata e quindi lasciano aperto un interrogativo: sono questi composti un chiaro lascito di organismi passati? Oppure sono solamente comete provenienti da altri sistemi solari che hanno portato il carbonio sulla superficie marziana? Per ora queste domande rimangono un nodo irrisolto per gli astronomi.

Le missioni spaziali

Prima del lancio del curiosity nel 2012, la Nasa aveva già scoperto tracce di metano nell’atmosfera del pianeta: il gas è stato oggetto di speculazione scientifica. I ricercatori hanno ipotizzato che fosse stato rilasciato da microbi che esistevano sotto la superficie del pianeta, altri invece hanno teorizzato che fosse frutto di una reazione chimica tra l’acqua e le rocce marziane. Il team guidato da Christoper Webster rivela che i nuovi test sull’atmosfera hanno mostrato che il metano cambia intensità all’alternarsi delle stagioni: da 0,24 dell’inverno al 0,65 dell’estate.

Webster ha poi commentato la scoperta: “Questo ritrovamento nel sotto strato potrebbe essersi formato da metano antico che era intrappolato nel sottosuolo del pianeta, potrebbe quindi essere stato causato da attività chimica o batteriologica. A questo punto non possiamo ancora decretare la presenza certa di organismi nel pianeta rosso.”

Lo scienziato ha concluso dichiarando che non è facile prendere le misure sul pianeta: un anno su Marte sono due anni sulla Terra. Per individuare le differenze stagionali hanno quindi dovuto aspettare 4 anni. ” Questa è la ragione per cui ci vuole così tanto tempo, bisogna avere pazienza” ha concluso il ricercatore della Nasa Christoper Webster a una conferenza in California.

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