Tragedia in mare in Guyana: il naufragio del traghetto MV Barima ha dato il via a una vasta operazione di soccorso e a un’inchiesta per chiarire le cause dell’incidente. Decine di persone risultano ancora disperse mentre le autorità cercano di ricostruire l’esatta dinamica dell’affondamento.
Naufragio del MV Barima in Guyana, bilancio incerto: decine di dispersi
Restano drammatiche le operazioni di ricerca e salvataggio nel nord-ovest della Guyana dopo il naufragio del traghetto MV Barima, affondato nella notte tra sabato e domenica mentre percorreva la rotta dalla capitale Georgetown verso Port Kaituma, una località situata in una zona remota del Paese. L’incidente si è verificato nei pressi del fiume Pomeroon, lungo la costa atlantica settentrionale, dopo che un segnale di emergenza ha fatto scattare l’allarme.
Le autorità locali hanno immediatamente avviato una massiccia operazione di soccorso, alla quale stanno partecipando mezzi governativi e imbarcazioni private.
A bordo del traghetto si trovavano 133 persone: 116 passeggeri e 17 membri dell’equipaggio. Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità, 67 persone sono state salvate, tra cui 15 bambini, mentre circa 66 risultano ancora disperse.
Il ministro dei Lavori Pubblici Juan Edghill ha confermato il proseguimento delle ricerche, senza fornire al momento un bilancio definitivo delle vittime. La situazione resta però complessa a causa delle informazioni contrastanti sul numero reale delle persone presenti sulla nave: il manifesto di carico, infatti, non sarebbe attendibile e potrebbe non rappresentare il totale effettivo dei passeggeri imbarcati.
Tra i sopravvissuti c’è anche il diciottenne Wayne Kitson, che ha raccontato ai media locali che il traghetto si è capovolto improvvisamente mentre molte persone stavano dormendo. Secondo la sua testimonianza, una grande onda avrebbe provocato il ribaltamento dell’imbarcazione. Il giovane ha riferito inoltre di temere per la vita della moglie e della figlia, ancora tra i dispersi. Le autorità mantengono comunque la speranza di trovare altri superstiti, considerando che il traghetto disponeva di numerosi dispositivi di sicurezza: 250 giubbotti salvagente, due zattere rigide di emergenza e sei zattere gonfiabili.
Naufragio del MV Barima in Guyana: indagini sulle cause e possibili responsabilità dell’equipaggio
Parallelamente alle attività di soccorso, sono state avviate le indagini per chiarire le cause dell’affondamento e accertare eventuali responsabilità. Il primo ministro della Guyana Mark Phillips ha spiegato che l’inchiesta dovrà verificare la dinamica dell’incidente e il comportamento del personale di bordo nelle ore precedenti al naufragio. Un elemento emerso durante gli accertamenti riguarderebbe due membri dell’equipaggio sopravvissuti, che pare siano risultati positivi alla cannabis dopo gli esami medici effettuati dalle autorità sanitarie. La scoperta ha portato all’apertura di ulteriori verifiche per stabilire se tale circostanza possa aver influito sulle decisioni prese durante la navigazione o sulla gestione dell’emergenza.
Secondo le prime ricostruzioni, il traghetto era partito da Georgetown nel pomeriggio di sabato e avrebbe dovuto attraversare un tratto marittimo prima di raggiungere il percorso fluviale diretto verso Port Kaituma. Il naufragio sarebbe stato causato, secondo quanto riferito dal ministro Edghill, da un’onda di grandi dimensioni che avrebbe fatto perdere stabilità all’imbarcazione fino a provocarne il ribaltamento. Le squadre di emergenza continuano a lavorare senza interruzioni nelle acque della Guyana, mentre cresce l’attenzione internazionale su una tragedia che ha colpito duramente una delle più piccole nazioni sudamericane.
