In un gesto senza precedenti, la Bosnia-Erzegovina ha deciso di ridurre drasticamente le relazioni diplomatiche con la Serbia in seguito ai controversi funerali di stato organizzati per Ratko Mladic, l’ex comandante serbo-bosniaco condannato per crimini di guerra e genocidio. La decisione, annunciata dal ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković, rappresenta una risposta diretta alle cerimonie che hanno onorato Mladic come un eroe nazionale, nonostante le sue condanne per crimini contro l’umanità.
La decisione del ministro Konaković e le sue motivazioni
Durante una conferenza stampa, Konaković ha dichiarato che la maggior parte del personale diplomatico bosniaco sarà ritirato dall’ambasciata di Belgrado. Tuttavia, l’ambasciatore e il console rimarranno in carica, in quanto nominati dalla Presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina. Il ministro ha espresso il desiderio di interrompere completamente le relazioni diplomatiche con la Serbia, ma ha affermato che le sue azioni si limiteranno a ridurle al minimo.
Le funzioni diplomatiche attualmente svolte a Belgrado saranno trasferite alle ambasciate bosniache a Zagabria e Podgorica, nonché al consolato di Novi Pazar. Questa mossa mira a minimizzare i contatti ufficiali tra i due paesi, pur mantenendo una presenza simbolica.
Le reazioni internazionali ai funerali di Mladic
I funerali di Mladic, tenutisi a Belgrado, hanno attirato migliaia di persone e sono stati trasmessi in diretta su maxischermi.
La cerimonia ha suscitato forte indignazione a livello internazionale, con condanne da parte dei vertici dell’Unione Europea, dei Paesi Bassi e della Turchia.
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, hanno definito i funerali ‘profondamente deplorevoli’ e incompatibili con il percorso europeo della Serbia. Hanno sottolineato che tali cerimonie contraddicono i valori europei e il processo di riconciliazione nella regione.
Le critiche dei Paesi Bassi e della Turchia
Il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen ha affermato che l’onore conferito a Mladic dallo Stato serbo è incompatibile con i valori europei e profondamente doloroso per le vittime e le loro famiglie. Anche la Turchia ha criticato aspramente la cerimonia, definendola ‘inaccettabile’ e dannosa per gli sforzi di pace e riconciliazione nella regione.
Il contesto storico e le sfide future
Ratko Mladic, morto a 84 anni nel carcere dell’Aia, era stato condannato per il massacro di oltre 8.000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani a Srebrenica durante la guerra degli anni ’90. Nonostante le condanne internazionali, Mladic è ancora considerato un eroe da molte persone serbe e serbo-bosniache, rendendo difficile per la Bosnia-Erzegovina prendere decisioni unilaterali.
La Presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, composta da rappresentanti delle comunità bosgnacca, croato-bosniaca e serbo-bosniaca, dovrà affrontare le sfide di mantenere l’equilibrio politico interno mentre gestisce le relazioni esterne con la Serbia. La decisione di Konaković rappresenta un passo significativo verso la riduzione delle tensioni, ma il cammino verso una vera riconciliazione rimane lungo e complesso.
