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Iran avverte gli Stati Uniti: “Neppure la guerra fermerà il nucleare”. Netanyahu mercoledì da Trump

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Iran e Stati Uniti tornano al tavolo dei negoziati sul nucleare, tra tentativi di dialogo e la fermezza di Teheran nel difendere la propria sovranità.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano elevate, con nuovi colloqui sul nucleare che segnano un fragile tentativo di dialogo. Teheran, però, ribadisce con fermezza che il suo programma nucleare e missilistico non è negoziabile, mentre la repressione interna e le proteste della società civile alimentano ulteriori preoccupazioni sul futuro politico del Paese.

Repressione interna e mobilitazioni civili

Mentre la diplomazia internazionale è al centro dell’attenzione, la scena interna iraniana resta caratterizzata da forti tensioni. La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2023, Narges Mohammadi, è stata condannata a sei anni di carcere per “associazione a delinquere e collusione per commettere reati”, con divieto di espatrio per due anni. Altre condanne includono un anno e mezzo per attività di propaganda, con obbligo di dimora nella città di Khosf. Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione.

Contemporaneamente, tre esponenti del campo riformista sono stati arrestati con accuse di “attacco all’unità nazionale” e “coordinamento con la propaganda nemica”, aggravando il clima di repressione politica.

La mobilitazione della diaspora iraniana è stata visibile anche all’estero: centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al consolato generale a Milano, esibendo la storica bandiera imperiale e slogan a sostegno di Reza Pahlavi, simbolo dell’opposizione al regime. Fotografie dei giovani uccisi durante le recenti proteste e bandiere straniere hanno accompagnato le manifestazioni, segnalando una protesta che va oltre i confini nazionali.

La repressione interna e le tensioni sociali aggiungono un ulteriore livello di complessità ai colloqui internazionali, in un momento in cui l’Iran cerca di riaffermare la propria sovranità e il diritto a difendere i propri programmi nucleari pacifici, ribadendo ancora una volta che “nessuno ha il diritto di dettarci cosa dovremmo e cosa non dovremmo avere”.

Negoziati tra Stati Uniti e Iran: “La pressione militare Usa non ci spaventa”

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno avviato nuovi contatti diplomatici sul nucleare, ma Teheran mantiene ferme le proprie posizioni. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito con fermezza che “nulla fermerà l’arricchimento nucleare dell’Iran, neppure in caso di guerra”, sottolineando che il programma nucleare civile è un diritto nazionale da rispettare e non negoziabile.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito i colloqui di venerdì scorso in Oman come “un passo avanti”, pur avvertendo che il Paese non tollererà il linguaggio della forza. Gli incontri indiretti tra le due delegazioni mirano a evitare un’escalation militare e a definire i limiti dei programmi nucleari e missilistici iraniani. Araghchi ha chiarito: “La diplomazia è l’unica via da seguire, ma ha successo solo quando riconosce i nostri diritti intrinseci e quando c’è dialogo piuttosto che minacce, pressioni o coercizioni”.

Parallelamente, il contesto regionale resta delicato. L’Iran, consapevole di non poter competere militarmente con gli Stati Uniti, ha sviluppato strategie asimmetriche volte a imporre costi elevati e destabilizzare l’area e l’economia globale. Washington ha intensificato la pressione con una presenza militare significativa nel Golfo, ma Teheran respinge l’intimidazione: “Il loro dispiegamento militare nella regione non ci spaventa”, ha assicurato Araghchi.

Israele, preoccupato per i missili balistici iraniani a lungo raggio, ha avvertito che agirà anche unilateralmente se necessario, con il primo ministro Benjamin Netanyahu pronto a discutere della questione con il presidente Donald Trump a Washington.

Come ha dichiarato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar: “L’enorme numero di missili balistici a lungo raggio che il regime iraniano intende produrre mette in pericolo Israele, ma non solo Israele. Anche i Paesi europei sono minacciati dalla loro gittata”.