Il 25 luglio 2026, la Val di Susa è stata teatro di violenti scontri tra manifestanti No Tav e forze dell’ordine. Durante il Festival Alta Felicità, organizzato dal Movimento No Tav, gruppi di incappucciati hanno attaccato i cantieri della Torino-Lione in più località, causando danni ingenti e ferendo 120 agenti. La situazione più critica si è verificata a Chiomonte, dove i manifestanti sono riusciti a penetrare nell’area del cantiere, incendiando mezzi di servizio e lanciando ordigni rudimentali.
Danni e feriti: il bilancio degli scontri
Secondo le prime stime, i danni al solo cantiere di Chiomonte ammontano a circa 1 milione di euro. La società Telt, incaricata della realizzazione dell’alta velocità, ha dichiarato che sono ancora in corso le valutazioni per la rimozione dei detriti e il ripristino degli spazi di lavoro e dei servizi in galleria.
Il bilancio delle forze dell’ordine è pesante: 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 militari della guardia di finanza sono rimasti feriti. Inoltre, sono state identificate 450 persone coinvolte negli scontri.
Le modalità degli attacchi
Gli attacchi sono stati coordinati e violenti. A San Didero, le tensioni sono esplose con il lancio di oggetti e ordigni rudimentali verso gli schieramenti di sicurezza.
A Chiomonte, invece, i manifestanti hanno raggiunto il cantiere anche attraverso i sentieri, colpendo da più lati e riuscendo a penetrare nell’area. Secondo le cronache, sono stati lanciati pietre, bottiglie, bombe carta, razzi e persino ordigni sparati con mortai artigianali. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti per impedire l’accesso ai cantieri e contenere i gruppi più violenti.
Le conseguenze sulla mobilità e l’importanza strategica dei cantieri
Gli scontri hanno avuto ricadute immediate sulla mobilità dell’intera area. L’autostrada A32 è stata interrotta, ci sono stati rallentamenti sulla Statale 25 e la linea ferroviaria Torino-Modane è stata sospesa precauzionalmente nel tratto tra Bussoleno e Borgone Susa. Questi cantieri non sono marginali: fanno parte di un sistema di nodi operativi che sostengono la costruzione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione. A Chiomonte, in particolare, si trova l’unica discenderia italiana già scavata, uno degli accessi cruciali ai lavori sotterranei del tunnel di base.
La risposta delle istituzioni
La reazione politica è stata immediata e trasversale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di un attacco allo Stato, ribadendo che la violenza non piegherà le istituzioni. Anche il presidente Sergio Mattarella ha espresso vicinanza e solidarietà agli agenti feriti. La società Telt ha espresso solidarietà a operai e forze dell’ordine e ha affermato che i cantieri riprenderanno l’attività non appena conclusi gli interventi di ripristino.
La battaglia sulla Torino-Lione non nasce oggi, ma il quadro attuale è diverso da quello di alcuni anni fa. I lavori sono avanzati, il progetto è finanziato e consolidato, e il contesto securitario si è irrigidito. La Val di Susa resta uno dei pochi luoghi in Italia in cui una grande opera continua a produrre un conflitto identitario di lunga durata. Questi scontri, con il loro bilancio pesante, rappresentano un punto di svolta in questo conflitto.
