La Repubblica Democratica del Congo è tornata ad affrontare una grave emergenza sanitaria legata al virus Ebola. La nuova epidemia, causata dalla variante Bundibugyo, ha già provocato decine di vittime e centinaia di casi sospetti, spingendo l’Organizzazione mondiale della sanità a dichiarare l’emergenza internazionale. La diffusione del contagio tra Congo e Uganda, unita all’assenza di vaccini specifici per questo ceppo, sta aumentando la preoccupazione della comunità scientifica e delle autorità sanitarie internazionali.
L’emergenza Ebola nella Repubblica Democratica del Congo
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e nella vicina Uganda un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, dopo l’aumento dei casi registrati nelle ultime settimane. Secondo gli ultimi aggiornamenti, come riportato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono stati segnalati oltre 300 casi sospetti e almeno 88 decessi, mentre Africa CDC aveva inizialmente indicato circa 260 contagi sospetti e oltre 80 vittime, concentrate soprattutto nelle zone sanitarie di Mongbwalu e Rwampara, nella provincia orientale dell’Ituri.
L’Oms ha però chiarito che il focolaio “non soddisfa i criteri di un’emergenza pandemica” come il Covid-19 e non ha consigliato la chiusura delle frontiere internazionali. La situazione è considerata particolarmente delicata perché un caso confermato in laboratorio è stato rilevato a Kinshasa, capitale della RDC, a circa mille chilometri dall’epicentro dell’epidemia. Il paziente aveva recentemente soggiornato nell’Ituri, elemento che lascia ipotizzare una possibile espansione geografica del contagio.
Altri casi sospetti sono stati segnalati anche nel Nord Kivu, regione densamente popolata e caratterizzata da intensi spostamenti di persone tra Congo, Uganda e Sud Sudan. L’Uganda, inoltre, ha confermato un caso importato: un uomo congolese di 59 anni, ricoverato a Kampala, è morto dopo essere risultato positivo al virus.
L’Ebola è una malattia virale rara ma altamente aggressiva, con un tasso medio di mortalità che può arrivare al 50%, anche se in alcune epidemie passate ha raggiunto percentuali comprese tra il 25% e il 90%. Il virus si trasmette tramite il contatto diretto con sangue, vomito, saliva, secrezioni o altri fluidi corporei di persone infette oppure attraverso superfici contaminate. Non è contagioso prima della comparsa dei sintomi, che possono manifestarsi dopo un periodo di incubazione variabile tra 2 e 21 giorni. Febbre alta, debolezza intensa, dolori muscolari, diarrea e vomito rappresentano i primi segnali della malattia; nei casi più gravi possono sopraggiungere emorragie interne ed esterne, insufficienza renale e danni al fegato.
La Repubblica Democratica del Congo combatte contro il virus da decenni: quello attuale rappresenta il diciassettesimo focolaio registrato nel Paese dal 1976, anno in cui l’Ebola fu identificato per la prima volta a Yambuku. Le difficoltà nel contenimento derivano anche dalla fragilità del sistema sanitario locale, dalla presenza di gruppi armati nelle province orientali e dalle continue migrazioni legate alle attività minerarie. Per questo motivo l’Oms e Africa CDC hanno rafforzato il monitoraggio epidemiologico, il tracciamento dei contatti, le analisi di laboratorio e le procedure di sepoltura sicura, considerate fondamentali per evitare ulteriori trasmissioni.
Nuova epidemia di Ebola, l’allarme dell’Oms e il virus ‘fratello’ che preoccupa gli esperti
L’attuale epidemia non è provocata dal ceppo Ebola-Zaire, responsabile delle epidemie più devastanti del passato, ma dalla variante Ebola-Bundibugyo, una forma più rara e meno conosciuta del virus. Questo sottotipo è stato individuato per la prima volta nel 2007 nel distretto ugandese di Bundibugyo, dove causò 131 casi e 42 decessi, con una mortalità stimata intorno al 32%. Gli specialisti lo definiscono un “virus fratello” dell’Ebola classico perché appartiene alla stessa famiglia degli Orthoebolavirus, ma presenta caratteristiche genetiche differenti.
“Quello che ci ha sorpreso è che non parliamo del virus Zaire ma Bundibugyo”, ha spiegato Emanuele Nicastri all’Adnkronos, direttore delle Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Irccs Inmi Spallanzani. Secondo l’esperto, il numero crescente di casi lascia temere una possibile epidemia di grandi dimensioni, anche se nelle precedenti ondate questo ceppo aveva mostrato una letalità inferiore rispetto all’Ebola-Zaire. I pazienti colpiti dall’attuale focolaio presentano sintomi come febbre, dolori diffusi, forte debolezza, vomito e, in alcuni casi, emorragie; diversi malati sono peggiorati rapidamente fino al decesso.
Uno dei principali problemi riguarda la mancanza di cure specifiche. “Il punto negativo è che non abbiamo antivirali, monoclonali né vaccini”, ha sottolineato Nicastri. Le terapie sviluppate dopo le grandi epidemie del 2014-2015 erano infatti mirate soprattutto contro il ceppo Zaire e non contro Bundibugyo. Attualmente non esistono vaccini approvati per questa variante, anche se gli esperti stanno valutando l’adattamento delle piattaforme vaccinali già esistenti, considerando che il patrimonio genetico dei due virus sarebbe simile per circa il 60-70%.
La comunità scientifica guarda con attenzione anche all’impiego di antivirali come il Remdesivir, già sperimentato in altre epidemie, mentre restano assenti gli anticorpi monoclonali specifici, considerati una delle terapie più efficaci contro Ebola-Zaire. In attesa di nuovi strumenti terapeutici, la strategia principale resta quella della diagnosi precoce, dell’isolamento immediato dei pazienti e della cura di supporto, basata su reidratazione, controllo dei sintomi e trattamento delle complicanze.
After having consulted the #DRC and #Uganda where the #Ebola disease caused by Bundibugyo virus is known to be currently occurring, I determine that the epidemic constitutes a public health emergency of international concern (PHEIC), as defined in the provisions of IHR.
My full… pic.twitter.com/zhYVEyxSI8
— Tedros Adhanom Ghebreyesus (@DrTedros) May 17, 2026