Il panorama politico italiano è in procinto di subire una trasformazione significativa grazie alla nuova legge elettorale, approvata dal Senato l’11 settembre 2026. Tra le modifiche più rilevanti, spicca l’abolizione della soglia del 3%, che potrebbe avere un impatto sostanziale sul sistema delle alleanze e sulla rappresentanza parlamentare.
La riforma, nota come Stabilicum introduce una serie di cambiamenti che mirano a ridefinire le dinamiche elettorali.
Tra questi, l’eliminazione della norma anti-frammentazione, che escludeva i voti delle liste sotto il 3% dal conteggio per il raggiungimento della quota del 42% necessaria per ottenere il premio di maggioranza.
L’abolizione della soglia del 3% e il premio di maggioranza
Con l’approvazione dell’emendamento Zedda, i voti delle liste che ottengono anche solo lo “zero virgola” contribuiranno al conteggio per il premio di maggioranza.
Questo cambiamento favorisce la creazione di piccole forze politiche che, entrando in coalizione, potrebbero avere un peso fondamentale anche con risultati minimi.
Il premio di maggioranza prevede che una coalizione o una forza politica che raggiunge il 42% dei consensi ottenga 70 seggi aggiuntivi alla Camera, con un tetto massimo di 220 seggi totali.
Al Senato, il premio è di 35 seggi aggiuntivi, con un tetto massimo di 113 seggi.
Chi è avvantaggiato e chi sfavorito
Questa modifica potrebbe costringere i partiti più forti delle coalizioni, come Fratelli d’Italia a destra e il Pd a sinistra, a cedere fette di rappresentanza a chi ha ottenuto pochi voti all’interno dell’alleanza. D’altra parte, avere molte piccole liste in coalizione potrebbe contribuire a ottenere un risultato migliore, finanche il premio di maggioranza.
Sicuramente saranno svantaggiati i partiti che non entreranno in coalizione, preferendo presentarsi alle urne da soli. Tuttavia, queste forze politiche potrebbero diventare decisive ai fini della formazione di un governo, soprattutto se nessuna coalizione raggiungerà la percentuale necessaria per ottenere il premio di maggioranza.
Nuove regole per le liste e la raccolta firme
Per evitare il proliferare di piccole liste, la maggioranza ha deciso di aumentare il numero delle sottoscrizioni necessarie per presentare le liste alle elezioni. I partiti non presenti in Parlamento dovranno raccogliere almeno 6mila e non più di 7mila firme in ogni collegio, molte di più rispetto alle attuali 1500-2000.
Resta l’esenzione dalla raccolta firme per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi. Inoltre, non viene toccata la norma transitoria che esonera dalle sottoscrizioni anche chi ha un gruppo in almeno una delle due camere al 31 dicembre 2025.
Per chi ha un gruppo o una componente in almeno una delle due camere al momento della convocazione dei comizi, resta l’obbligo di raccogliere “da almeno 1.500 e non più di 2.000” firme.
La nuova legge elettorale rappresenta un punto di svolta nel sistema politico italiano, con implicazioni che potrebbero ridefinire le dinamiche di alleanza e rappresentanza. Resta da vedere come queste modifiche influenzeranno il prossimo scenario elettorale e la formazione del governo.
