Le tensioni in Medio Oriente continuano a crescere, con gli Stati Uniti che hanno lanciato nuovi attacchi contro obiettivi militari in Iran. L’Us Central Command ha confermato che i raid mirano a degradare le capacità dell’Iran di minacciare le imbarcazioni commerciali nello Stretto di Hormuz.
Attacchi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso
Gli attacchi americani sono stati lanciati alle 23.30 ora italiana di mercoledì, come richiesto dal commander-in-chief. Questo è l’undicesima notte consecutiva di attacchi, in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Nel frattempo, gli Houthi yemeniti hanno dichiarato di aver attaccato due petroliere saudite, accusandole di aver violato il blocco navale imposto dal gruppo lunedì.
Le dichiarazioni degli Houthi
Il portavoce militare degli Houthi ha affermato che l’operazione è stata condotta con l’impiego di missili balistici e da crociera nonché di droni. Le petroliere colpite si chiamavano ‘Encelia’ e ‘Layla’ e gli attacchi hanno provocato un vasto incendio su entrambe le navi. L’agenzia britannica UKMTO ha confermato di aver ricevuto segnalazioni di una petroliera colpita da un proiettile non identificato nel Mar Rosso, a 70 miglia nautiche da Al Shuqaiq, in Arabia Saudita.
Le minacce incrociate tra Stati Uniti e Iran
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran risponderà con la stessa moneta a qualsiasi attacco alle sue infrastrutture. La dottrina di difesa iraniana è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l’Iran, comprese le sue infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisa.
L’emittente statale iraniana ha citato i militari secondo i quali le minacce statunitensi non avranno altro risultato se non l’espansione della guerra. Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di bombardare un ponte o una centrale elettrica per ogni nave presa di mira nello Stretto di Hormuz. Da questo momento in poi, ogni volta che l’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica.
L’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita
Mentre proseguono gli attacchi e le minacce incrociate con l’Iran, il presidente Trump ha approvato un accordo di 30 anni per lo sviluppo di un programma nucleare in Arabia Saudita. Questo accordo vede in prima fila le aziende americane e apre la strada anche all’uranio arricchito.
L’accordo è stato siglato in un momento di grande tensione in Medio Oriente, con i raid iraniani e americani che continuano senza sosta. Teheran ha avvertito di essere pronta a un’estensione del conflitto nella regione se Washington colpirà i suoi impianti nucleari. Trump, invece, è tornato a minacciare le infrastrutture iraniane.
L’intesa con Riad ha colto di sorpresa il governo israeliano e aumentato la pressione su Benjamin Netanyahu che appare sempre più emarginato dai piani di Trump per il Medio Oriente. Il principe alla corona Mohammed Bin Salman ha visto nell’accordo un grande successo, che gli consente di continuare a spingere il suo piano per diversificare l’economia e rivendicare un ruolo sempre più centrale nel Medio Oriente.
Per Trump, l’accordo si è tradotto in una nuova pioggia di polemiche. Molti lo hanno accusato di aver innescato una corsa alle armi nucleari nella regione, mandando in fumo anni di lotta contro la proliferazione e indebolendo la sua stessa tesi per la guerra in Iran. A preoccupare gli esperti è soprattutto la mancanza di requisiti stringenti per Riad come quelli contenuti nell’accordo sul nucleare siglato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti.
I democratici si preparano a dare battaglia in Congresso contro un accordo che, a loro avviso, mette in pericolo la stabilità del Medio Oriente. Un presidente disposto ad andare in guerra contro l’Iran per prevenire la proliferazione nucleare in Medio Oriente, non dovrebbe facilitarla solo perché le aziende americane hanno da guadagnarci ha detto il deputato democratico Brad Sherman.
