Il caso di Federica Torzullo, uccisa dal marito Claudio Carlomagno il 9 gennaio, mette sotto la lente d’ingrandimento le dinamiche di uno dei femminicidi più efferati degli ultimi mesi. L’omicidio, avvenuto in pochi minuti, e i movimenti successivi dell’uomo, insieme a presenze misteriose riprese dalle telecamere, rendono ancora parziale la ricostruzione dei fatti, lasciando aperti interrogativi cruciali sulla verità e sui possibili complici.
Il femminicidio di Federica Torzullo: confessione e lacune investigative
Le indagini sull’uccisione di Federica Torzullo, 41 anni, proseguono tra ricostruzioni di orari, spostamenti e presenze nelle ore immediatamente successive al delitto. La donna è stata colpita da 23 coltellate la mattina del 9 gennaio dal marito, Claudio Carlomagno, 44 anni, titolare insieme al padre di un’azienda di movimento terra, che ha ammesso il femminicidio davanti agli inquirenti. Tuttavia, come sottolineato dal procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori, “non siamo completamente soddisfatti: riteniamo qualcosa non quadri nella narrazione con il tempo come descritto”.
Secondo Carlomagno, il movente risiederebbe nel timore di perdere l’affidamento del figlio in caso di separazione, ma gli investigatori ritengono che questa spiegazione non chiarisca tutte le zone d’ombra relative alla dinamica e alle ore successive al crimine.
“Un’ombra in auto dal lato passeggero”, possibile svolta sull’omicidio di Federica Torzullo
Dopo il femminicidio, l’uomo avrebbe cercato di occultare il corpo trasportandolo nell’area della ditta familiare, tentandone la distruzione tramite smembramento e incendio. La pianificazione apparente, che richiederebbe mezzi, tempo e lucidità, viene ora analizzata nei dettagli dai magistrati. Come riportato da Libero Quotidiano, ulteriori interrogativi sorgono da alcuni passaggi osservati dalle telecamere di sorveglianza: alle 7:08, circa mezz’ora dopo il delitto, il padre di Carlomagno transiterebbe davanti alla villetta per poi fermarsi nove minuti, varcando il cancello. Non è chiaro se sia entrato in casa o si sia limitato al giardino, e durante quella sosta prova a chiamare sia il figlio sia la nuora senza ottenere risposta. La sua presenza così ravvicinata all’omicidio resta un elemento da chiarire, pur non essendo al momento indagato.
La ricostruzione dei movimenti di Claudio Carlomagno nelle ore successive evidenzia ulteriori aspetti sospetti. Alle 7:35, secondo le ricostruzioni, l’uomo uscirebbe di casa con il corpo di Federica nel bagagliaio della sua Kia Sportage, dirigendosi verso l’azienda familiare, dove avrebbe cercato di cancellare le tracce del delitto. Più tardi, alle 14:17, le telecamere registrerebbero il suo rientro a casa, ma accanto a lui comparirebbe un’ombra sul sedile del passeggero: una persona non identificata, la cui presenza solleva nuovi interrogativi.
Le indagini ora attendono l’esito definitivo dell’autopsia per fissare con precisione l’ora del decesso, confrontandola con le immagini di sorveglianza e i tabulati telefonici, e verificare se la versione di Carlomagno sia compatibile con tutti i riscontri. L’obiettivo degli inquirenti è chiarire se vi siano responsabilità di terzi, anche solo in termini di favoreggiamento o omissioni.