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Operatrici e operatori della cultura in sciopero il 12 giugno per lavoro e risorse

Operatrici e operatori della cultura in sciopero il 12 giugno per lavoro e risorse

Il 12 giugno il settore culturale si ferma: dipendenti, lavoratori in appalto e professionisti autonomi scioperano insieme contro tagli, precarietà e esternalizzazioni. Un'azione collettiva senza precedenti per condizioni di lavoro dignitose e investimenti stabili.

Venerdì 12 giugno il mondo della cultura italiano ha convocato uno sciopero generale che coinvolge museibibliotechearchiviteatri e le professionalità autonome collegate all’editoria e allo spettacolo. La mobilitazione è stata promossa da una coalizione di sindacati e collettivi che ha raccolto l’adesione di dipendenti diretti, personale in appalto e lavoratori atipici, con l’obiettivo dichiarato di sfidare lo stato attuale delle politiche pubbliche sul settore.

Al centro della protesta ci sono richieste precise: opposizione ai tagli di bilancio, richiamo alla necessità di stabilizzare i contratti precari, reinternalizzazione dei servizi esternalizzati e misure di tutela per le professioni intermittenti. Gli organizzatori descrivono lo sciopero come la risposta a decenni di erosione delle condizioni salariali e contrattuali nel comparto culturale.

Composizione della mobilitazione e portata storica

La giornata del 12 giugno vede la partecipazione congiunta di sigle sindacali nazionali e di base, insieme ad associazioni di categoria e collettivi di lavoratori. Per la prima volta, spiegano i promotori, l’intera filiera — dal personale statale dei musei fino ai prestatori d’opera autonomi dello spettacolo — aderisce a un unico giorno di astensione. I promotori sottolineano che è il primo sciopero nazionale dei musei e delle biblioteche dopo quasi cinquant’anni e lo descrivono come un segnale della trasversalità delle criticità che attraversano il settore.

Chi sciopera e perché

Ad aderire sono i lavoratori a tempo indeterminato e determinato, gli addetti degli appalti e le figure professionali con partita Iva che operano in mostre, festival, stagioni teatrali e nelle attività editoriali. Le motivazioni includono il contrasto a politiche che, secondo i manifestanti, favoriscono la logica del profitto piuttosto che la funzione pubblica della cultura, e la necessità di assicurare retribuzioni dignitose e tutele sociali anche per chi lavora con contratti atipici.

Tagli di bilancio, spesa militare e impatto sugli organici

La protesta si colloca nel quadro di misure finanziarie recenti: la spending review prevista nella legge di bilancio 2026 impone al Ministero della Cultura tagli progressivi stimati in 68,98 milioni nel 2026, 65,46 milioni nel 2027 e 158,77 milioni nel 2028. Sullo sfondo, l’aumento della spesa militare raggiunge cifre record, un confronto che i manifestanti usano per evidenziare scelte di priorità diverse da quelle richieste dal comparto culturale.

Il risultato pratico di questa contrazione di risorse è la riduzione degli organici e l’incremento del lavoro precario. Segnalazioni territoriali riportano assenze di personale significative in realtà museali, con aperture ridotte e servizi limitati. Nel frattempo, centinaia di addetti intermittenti e partite Iva si trovano senza proroghe contrattuali, aumentando il ricorso a soluzioni esternalizzate e diminuendo la capacità delle istituzioni di garantire continuità professionale e qualità dei servizi.

Richieste concrete sul tavolo delle istituzioni

Le istanze portate in piazza includono la reinternalizzazione dei servizi affidati ad appalti, la stabilizzazione dei precari e la trasformazione delle false partite Iva in rapporti di lavoro tutelati. Viene chiesto un piano straordinario di assunzioni per il Ministero della Cultura e per le istituzioni pubbliche del settore, contratti di filiera che riconoscano potere contrattuale ai lavoratori e strumenti di tutela sociale come un reddito di discontinuità per le professioni intermittenti.

In aggiunta, le richieste comprendono interventi su salute e sicurezza, estensione delle misure anti-molestie anche alle categorie atipiche e meccanismi esecutivi per far rispettare standard contrattuali e salariali. Gli organizzatori affermano che senza queste risposte non sarà possibile garantire la qualità e l’accessibilità della cultura al pubblico.

Appuntamenti locali e presidi

La protesta si articola in presidi e manifestazioni in diverse città: tra gli appuntamenti annunciati ci sono concentramenti davanti a sedi istituzionali e luoghi simbolici della cultura. L’intenzione dei promotori è di creare visibilità capillare, coinvolgendo non solo i luoghi del lavoro ma anche le piazze cittadine, per sollecitare risposte politiche e contrattuali.

Per il pubblico e per i visitatori, lo sciopero può comportare chiusure, cancellazioni o servizi ridotti in musei, biblioteche e spazi espositivi. Gli organizzatori invitano le istituzioni a non limitarsi a rassicurazioni verbali e chiedono piani misurabili e calendari per il reinserimento dei lavoratori e il ripristino delle risorse necessarie al funzionamento stabile delle strutture.

Questa mobilitazione segna una rottura rispetto a pratiche passate: dopo decenni di protesta frammentata, il settore prova a mettere insieme istanze diverse in un unico giorno di sciopero nazionale, con l’obiettivo di trasformare la rivendicazione sindacale in un confronto reale con le politiche pubbliche.

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