La Giustizia russa ha aggiunto alla propria lista di enti «undesirable» la Platform per il Dialogo con le Forze Democratiche presente al Parliamentary Assembly of the Council of Europe (PACE), rendendo di fatto illegale qualsiasi affiliazione con questa delegazione di oppositori. La decisione segue un provvedimento della Prosecutor General’s Office, che il 21 ottobre ha emesso la dichiarazione di «undesiderabilità», poi approvata dal Justice Ministry.
Implicazioni penali per aderenti e organizzatori
L’etichetta di organizzazione indesiderabile ha conseguenze concrete: la legge russa prevede che gli individui che mantengono affiliazioni possano essere perseguiti e rischino fino a quattro anni di reclusione, mentre chi organizza attività o coordina il lavoro dell’ente può essere punito con una pena sino a sei anni.
Queste sanzioni sono parte del quadro normativo introdotto nel 2015 per limitare l’azione di entità straniere o internazionali ritenute una minaccia per la «fondamenta dell’ordine costituzionale» e la «sicurezza» del Paese.
Membri della delegazione già esposti a procedimenti
Tra i membri della piattaforma figurano figure note dell’opposizione russa: l’ex imprenditore Mikhail Khodorkovsky, che ha contribuito alla costituzione della delegazione, il dissidente Vladimir Kara-Murza e la cofondatrice di Pussy Riot Nadya Tolokonnikova.
Diversi di questi attivisti affrontano già procedimenti penali all’interno della Federazione, e l’inserimento nella lista peggiora il quadro giuridico per chi intrattiene rapporti con loro o con l’organizzazione stessa.
Altre entità inserite e contesto internazionale
Oltre alla piattaforma legata al PACE, il Justice Ministry ha aggiunto al registro altre 11 entità. Tra queste figura Vidim Books, una casa editrice costituita in Slovacchia nel 2023 con l’obiettivo di pubblicare volumi censurati o vietati in Russia. Secondo il documento ministeriale, la maggior parte degli inserimenti è stata dichiarata «undesirable» dalla Prosecutor General’s Office il 20 ottobre, sebbene la notifica pubblica sia avvenuta successivamente.
Questo episodio si inserisce in un quadro più ampio di distacco tra la Russia e le istituzioni europee: la Federazione era stata espulsa dal Council of Europe e dal PACE nel, dopo l’avvio di una invasione su vasta scala dell’Ucraina; fino a quel momento la Russia aveva fatto parte del Consiglio per 26 anni. Le norme sulle organizzazioni «undesirable», operative dal 2015, sono state spesso impiegate per ostacolare il lavoro di media indipendenti, associazioni della società civile e soggetti politici critici verso le autorità.
Effetti sulla libertà di stampa e sulla società civile
Dal 2015 numerose realtà sono finite nel registro, con l’obiettivo dichiarato di proteggere la sicurezza nazionale ma con l’effetto pratico di comprimere lo spazio d’azione di giornalisti e oppositori. Tra gli enti già inseriti in passato figura anche una testata giornalistica indipendente tra le più note, colpita da analoghe misure restrittive che hanno aumentato i rischi per i suoi collaboratori e la possibilità di operare liberamente.
La decisione più recente evidenzia come il dispositivo legale sulle «organizzazioni indesiderabili» continui a essere uno strumento chiave nel controllo delle attività politiche e culturali connesse all’estero. Per la piattaforma al PACE e per Vidim Books significa un isolamento formale che complica ulteriormente ogni rapporto con soggetti residenti in Russia e qualunque iniziativa di cooperazione transnazionale.
Nel complesso, l’inserimento nella lista rappresenta non solo un provvedimento giudiziario, ma anche un segnale politico che rafforza la tendenza, avviata negli ultimi anni, di restringere lo spazio per l’opposizione e per le voci indipendenti all’interno del Paese.
