Una nuova ondata di tensione ha investito la Polonia dopo che, nella serata di venerdì, la polizia antisommossa è stata schierata intorno alla corte costituzionale di Varsavia. L’evento è scaturito in seguito alla sospensione del presidente della Corte, Bogdan Święczkowski, e del vicepresidente Bartłomiej Sochański, decisione presa dalla giudice ad interim Anna Korwin-Piotrowska.
La mossa ha riacceso il conflitto tra il governo di centro guidato da Donald Tusk e la destra nazionalista di PiS.
Il ritorno improvviso del presidente Karol Nawrocki
Nel mezzo di questa turbolenza, il presidente della Repubblica Karol Nawrocki ha interrotto un volo di stato diretto a Dakar, in Senegal. Mentre l’aereo era ancora in aria, il capo di Stato ha ordinato il rientro immediato a Varsavia, dichiarando su X che “in un momento come questo il presidente deve essere in Polonia”.
All’atterraggio, Nawrocki ha proseguito direttamente verso la sede della Corte, suscitando l’attenzione dei media e dei manifestanti.
Proteste, polizia e accuse di colpo di Stato
Decine di agenti anti-sommossa hanno delimitato gli ingressi del palazzo, mentre i sostenitori del partito di destra Diritto e Giustizia (PiS) hanno sferrato proteste contro la rimozione di Święczkowski.
Tra i manifestanti si sono distinti i canto di “Tusk traditore”, i rosari tra le mani e le immagini sacre. La Corte, dal proprio profilo X, ha definito ogni partecipante a quelle azioni colpevole di colpo di Stato e ha denunciato l’occupazione “illegale” della sede.
Arresti e dichiarazioni istituzionali
Le forze dell’ordine hanno comunicato l’arresto di tre individui che cercavano di varcare la barriera e hanno confermato la presenza di agenti di sicurezza a disposizione del Ministero della Giustizia. Il ministro Waldemar Żurek ha pubblicato un comunicato in cui annuncia l’invio di cinque richieste di revoca dell’immunità: quattro contro Święczkowski e una contro Sochański. Parallelamente, la giudice Korwin-Piotrowska ha avvertito la Polizia di un possibile rischio per la vita dei magistrati e per l’ordine pubblico.
Il contesto politico-giuridico
Il conflitto non nasce dal nulla. Dopo le elezioni del 2023, il governo di Donald Tusk ha avviato una campagna per ottenere le dimissioni dei giudici nominati dal precedente esecutivo di PiS, al potere dal 2015 al 2023. Le nomine erano state criticate dall’Unione europea, che nel dicembre 2025 aveva dichiarato il Tribunale costituzionale polacco non indipendente a causa di irregolarità procedurali.
Nel marzo 2026 il Sejm ha eletto sei nuovi giudici; due hanno prestato giuramento davanti al presidente Nawrocki, ma quattro sono stati esclusi per presunti vizi procedurali. Questi quattro hanno comunque giurato davanti al Presidente del Sejm, chiedendo il riconoscimento delle loro funzioni. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una misura provvisoria chiedendo di astenersi da qualsiasi azione che ostacoli lo svolgimento dei loro compiti, senza però risolvere la disputa.
Reazioni dei leader politici
Il primo ministro Tusk, sul suo profilo X, ha affermato che “ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere” e ha definito il processo “difficile e a volte doloroso”. Dall’altra parte, il leader di PiS Jarosław Kaczyński ha definito le operazioni un “attacco al Tribunale costituzionale”, accusando il governo di tentare una “irruzione con la forza” e avvertendo di una possibile deriva verso uno “Stato di polizia”.
