Pistole stampate 3D: giudice federale le blocca ma è inutile
Pistole stampate 3D: giudice federale le blocca ma è inutile
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Pistole stampate 3D: giudice federale le blocca ma è inutile

pistole 3D

Il governo USA dà l'ok alle pistole fatte con stampanti 3D. Un giudice blocca la decisione ma gli schemi sono stati già scaricati migliaia di volte.

Un accordo tra l’amministrazione Trump e Cody Wilson, fondatore della Defense Distributed, permette di scaricare da internet i progetti per realizzare con una stampante 3D pistole (e le altre armi da fuoco) perfettamente funzionanti. I democratici criticano il governo ma anche il presidente USA non sembra convinto che far girare per il Paese pistole fai da te in plastica non sia proprio una buona idea. Un giudice federale in extremis ha emesso un ordine restrittivo temporaneo, ma gli schemi delle armi stampate 3D sono stati già “downloadati” dal web migliaia di volte.

Pistole 3D: ok scaricamento degli schemi

Dopo una battaglia legale di cinque anni, l’amministrazione Trump ha varato un accordo governativo per permettere a Cody Wilson e alla sua società con sede ad Austin in Texas, la Defense Distributed, di pubblicare online i progetti per realizzare con una stampante 3D pistole ed altre armi perfettamente funzionanti. La società era stata bloccata dall’amministrazione Obama nel 2013, ma Cody Wilson ha fatto ricorso contro questa decisione appellandosi al primo e secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quelli che difendono la libertà di espressione e la difesa personale.

Il sito web della Defense Distributed ha quindi informato che da oggi, mercoledì 1 agosto 2018, saranno disponibili i download dei progetti, anche se i media locali sottolineano come in realtà alcuni di questi siano stati messi in linea già dalla giornata di venerdì.

I parlamentari democratici criticano aspramente l’intesa raggiunta dal governo con Wilson, soprattutto perché in questi anni le sentenze hanno sempre dato ragione alla tesi che pistole et similia in plastica e senza numero di serie andrebbe a violare le leggi sulle esportazioni di armi da fuoco.

Per questo motivo, nel Senato statunitense è stata presentata una proposta di legge per rendere illegale la pubblicazione online di progetti di pistole per stampanti 3D. Un secondo disegno di legge prevede invece che tali armi, per essere legali, debbano includere almeno un componente metallico con un numero di serie, affinché siano effettivamente rintracciabili.

Trump ci ripensa

In realtà, neanche Donald Trump sembra troppo entusiasta dell’idea di pistole fai da te pronte all’uso. “Sto esaminando le pistole di plastica stampate in 3D, vendute al pubblico. Ho già parlato con la Nra (la National Rifle Association, potente lobby delle armi, ndr) e non sembra avere molto senso!” twitta infatti il presidente USA.

Per arginare le polemiche, anche il vice segretario stampa della Casa Bianca Hogan Gidley ha spiegato: “Negli Stati Uniti è illegale detenere o fabbricare un fucile completamente di plastica di qualsiasi tipo, compresi quelli realizzati con una stampante 3D. L’amministrazione sostiene questa legge vecchia quasi due decenni. Continueremo a considerare tutte le opzioni a nostra disposizione per fare ciò che è necessario per proteggere gli americani, pur rispettando il primo e il secondo emendamento”.

L’ordine restrittivo temporaneo

In attesa di una decisione governativa o parlamentare, a bloccare la pubblicazione dei progetti ci pensa Robert Lasnik, un giudice federale di Seattle che nella giornata di martedì 31 luglio ha emesso un ordine restrittivo temporaneo valido in tutto il Paese. All’Associated Press, Lasnik ha spiegato infatti che “le armi non rintracciabili – che non portano numeri di serie e possono essere facilmente stampate in 3D scaricando dei progetti da internet – potrebbero finire nelle mani sbagliate”, comprese quelle dei terroristi. L’ordine restrittivo è arrivato dopo che otto Stati USA e il Distretto della Columbia hanno intentato una causa per bloccare l’accordo tra il governo e Cody Wilson.

Non è chiaro però quanto possa essere efficace l’ordine restrittivo visto che gli schemi per la costruzione di una pistola in 3D ribattezzata “The Liberator” sono stati pubblicati sul sito web della Defense Distributed da venerdì 27 luglio 2018, cinque giorni prima della data di rilascio annunciata dalla stessa società. Interpellata dall’Associated Press, l’azienda ha sostenuto di non sapere quanti progetti siano stati scaricati in questi giorni, ma alcune agenzie di stampa assicurano che gli schemi online sono stati visionati e “downloadati” migliaia di volte, oltre che ripubblicati su diversi altri siti web o portali di file sharing.

Le critiche

“Il nauseante omaggio al NRA da parte dell’amministrazione Trump mina le fondamenta della sicurezza pubblica. Metal detector e altre misure di sicurezza saranno completamente inutili contro la prevedibile diffusione delle ‘pistole fantastma’ non rilevabili e non rintracciabili che il GOP (il Partito Repubblicano, Grand Old Party, ndr) sta invitando ad entrare nelle nostre scuole, nei luoghi di lavoro, negli aeroporti e negli edifici pubblici” denuncia l’ex presidente della Camera USA Nancy Pelosi, tra le leader della minoranza dem.

“L’accordo – avverte Pelosi – è una condanna a morte per innumerevoli uomini, donne e bambini innocenti”. “Donald Trump sarà totalmente responsabile di ogni AR-15 di plastica, i cui progetti sono scaricabili su internet, che girerà per le strade del nostro Paese se non agirà immediatamente” tuona invece il senatore Edward Markey.” Queste armi da fuoco in plastica stampate in 3D possono sfuggire ai nostri sistemi di rilevamento e rappresentano una minaccia diretta per la nostra sicurezza nazionale” dichiara invece il senatore Bill Nelson.

Questa strana apertura alle armi stampate in 3D fa però anche sospettare la voglia, da parte delle autorità statunitense, di incrementare i sistemi di sicurezza. Con la scusante di dover rintracciare eventuali pistole in plastica, infatti, ci potrebbe essere una stretta sulle libertà personali e magari un aumento degli invasivi body scanner, attualmente presenti solo negli aeroporti.

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