Il partito Diritto e Giustizia (PiS) principale forza di opposizione in Polonia, è in piena crisi. La rottura è avvenuta dopo la decisione del leader Jarosław Kaczyński di espellere l’ex premier Mateusz Morawiecki insieme a un gruppo di almeno 30 membri. La mossa è stata scatenata dalla notizia che Morawiecki avrebbe cercato di fondare un nuovo partito politico tramite la sua associazione Rozwój Plus.
La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che Morawiecki, nel gennaio del 2026, ha preso la presidenza dei Conservatori succedendo a Giorgia Meloni. Il PiS e il suo alleato italiano, Fratelli d’Italia (FdI) fanno parte del gruppo ECR al Parlamento Europeo.
Le ripercussioni politiche della scissione
Secondo un sondaggio realizzato da IBRiS per Wirtualna Polska il nuovo partito di Morawiecki otterrebbe il 6,9% dei voti, superando così la soglia di sbarramento e conquistando seggi al Sejm la Camera bassa del Parlamento polacco.
Questo risultato avrebbe ripercussioni significative sugli equilibri della destra polacca, in particolare su PiS e su Konfederacja.
Il PiS perderebbe infatti oltre quattro punti percentuali, scendendo al 18,9% dei consensi, mentre la Confederazione lascerebbe sul terreno 3,7 punti, attestandosi al 12%. La nascita di una nuova forza conservatrice guidata da Morawiecki rischierebbe di frammentare un elettorato finora rimasto relativamente compatto, rendendo più difficile la costruzione di una futura maggioranza alternativa all’attuale governo.
La forza politica che manterrebbe il maggiore sostegno resterebbe invece Coalizione Civica (KO | PPE) con il 29% delle preferenze, seguita dalla Confederazione della Corona Polacca (KKP) al 10,9%. Nella simulazione della distribuzione dei seggi, tuttavia, la Coalizione Civica ne otterrebbe soltanto 176 mentre la Sinistra (Lewica | S&D), accreditata dell’8,3% ne conquisterebbe 36 un totale insufficiente per formare una maggioranza di governo.
Lo scontro interno al PiS
All’interno del PiS è in corso uno scontro tra due correnti: da un lato i cosiddetti “maślarze” (“i burrai”), vicini tra gli altri a Jacek Sasin e Przemysław Czarnek dall’altro gli “harcerze” (“gli scout”), raccolti attorno a Morawiecki. Dietro lo scontro si celano non solo rivalità personali, ma anche differenti visioni sul futuro del partito, sul ricambio della leadership e sulla strategia da adottare dopo le recenti sconfitte elettorali.
Il 23 luglio scadrà il termine fissato da Kaczyński entro il quale tutti gli iscritti al PiS dovranno presentare una dichiarazione attestante di non appartenere ad alcuna associazione. Gli esponenti vicini a Morawiecki e a Rozwój Plus hanno però già fatto sapere che non intendono conformarsi alla richiesta. Una situazione che rende sempre più concreta l’ipotesi di una scissione all’interno del principale partito dell’opposizione polacca.
Qualora il confronto sfociasse in una rottura definitiva, il sistema politico polacco potrebbe entrare in una nuova fase di riorganizzazione del campo conservatore. Molto dipenderà dalla capacità di Morawiecki di attrarre parlamentari e dirigenti locali, trasformando il consenso rilevato dai sondaggi in una struttura politica radicata sul territorio e competitiva alle prossime elezioni.
