Prostitute "affamate": in Venezuela si paga con il cibo
Prostitute “affamate”: in Venezuela si paga con il cibo
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Prostitute “affamate”: in Venezuela si paga con il cibo

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Prostitute "affamate": in Venezuela si paga con il cibo

Prostitute "affamate" in Venezuela: pagamenti in denaro sempre più difficili e così i clienti pagano due chili di farina per un rapporto completo

Venezuela, le prostitute vengono pagate con beni di prima necessità. La situazione in Venezuela è ormai così critica che anche per le prostitute la sopravvivenza passa per i beni di prima necessità: e così i prezzi cambiano. Non più pagamenti in denaro, ma in cambio di un rapporto sessuale il pagamento avviene con casse Clap, farina di mais. A dirlo sono le stesse prostitute che si ritrovano su via Libertador, un tempo sfarzo della capitale dell’ex Venezuela saudita anche se, oggi, sembra più di trovarsi nella Bucarest degli anni successivi alla guerra fredda. Una tracollo che sta coinvolgendo tutta la società e ogni classe sociale quello dell’attuale Venezuela, a causa dell’inflessibile dittatura di Caracas che sta rendendo la vita molto difficile.

Prostitute pagate con il cibo

Niente denaro per le strade di Caracas. La situazione venezuelana è così drastica che anche chi vuole concedersi qualche ora di relax in compagnia di prostitute o trans non utilizza come metodo di pagamento per il piacere ottenuto il denaro, ma consegna alla donna in questione beni di prima necessità.

La povertà sta decisamente prendendo il sopravvento nelle vie della capitale Venezuela e le prostitute che erano solite aspettare i clienti in via Libertador ora sembrano immerse in una zona di Budapest del 1989, tra la guerra fredda e la caduta del muro di Berlino.

E così al posto del denaro le prostitute chiedono due chili di farina di mais per un rapporto completo o una cassa Clap per una sveltina. Quest’ultima corrisponderebbe alla razione di cibo che la dittatura di Caracas dovrebbe corrispondere alle famiglie più povere ogni 15 giorni a prezzi scontatissima, ma che in realtà arriva ogni 45 giorni. A raccontare la storia sono prostitute, donne e trans, che vivono ogni giorno la città venezuela e che hanno visto trasformare via Libertador, modello della sinistra planetaria, in un posto degradato in cui risulta anche difficile trovare lavoro.

Le testimonianze delle prostitute

Si chiama listino Sex for Food ed è il tariffario che da due mesi a questa parte le prostitute del Venezuela hanno affiancato a quello standard che prevede pagamenti in denaro.

Sarebbe impossibile lavorare – spiega Paola – e di conseguenza anche mangiare potrebbe essere un problema“. In questa zona sono molto apprezzati i trans che vengono chiamati “donne con il regalo“: ma la situazione è la stessa anche per loro. L’inflazione è alle stelle, quasi al 10mila per cento e la moneta locale, il bolivar, un lusso che pochi possono concedersi.

Una prestazione sessuale, oggi, dovrebbe essere pagata tra i 460mila al milione e mezzo di bolivares: il doppio del salario che guadagna ogni mese l’80% della popolazione del Venezuela. Ecco perchè allora i clienti sono tutti esponenti dell’apparato statale o stranieri: ma pagare in contanti, considerato che il massimo di erogazione di un bancomat è di 10mila bolivares, è comunque un’utopia. Ecco allora che le prostitute hanno deciso di introdurre il “Sex for Food” e si fanno pagare con farina di mais o cibo statale. Una sorta di baratto obbligato, considerate le condizioni delle prostitute e l’impossibilità di pagare dei clienti.

Siamo disposte a tutto – spiegano – in cambio di una buona cena“.

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