La Regione Puglia ha inoltrato una nuova istanza al Csm per ottenere l’ulteriore aspettativa dell’ex presidente Michele Emiliano, dopo che le prime tre proposte erano state respinte. La mossa segue un’audizione richiesta dal presidente Antonio Decaro alla terza commissione del Consiglio superiore della magistratura, durante la quale sono stati illustrati i contenuti e le finalità dell’incarico ipotizzato.
L’istanza — che riprende i punti emersi nell’incontro — specifica l’impegno su temi sensibili come il dossier ex Ilva e la decarbonizzazione, cercando di superare i rilievi formali posti in precedenza.
Il nuovo documento trasmesso dagli uffici regionali intende chiarire la natura dell’incarico definito come «stretta collaborazione con il presidente». Secondo la Regione si tratterebbe di una figura con compiti concreti, non soltanto consultivi, e con una bozza contrattuale che dettaglia durata, oneri e sede di riferimento.
L’audizione di Decaro ha spinto la commissione a chiedere una nota scritta di chiarimento: oggi quella nota è stata inviata al Csm, che dovrà decidere se esaminare la richiesta e, eventualmente, sottoporla al plenum per la votazione definitiva.
Contenuto della proposta e natura dell’incarico
Nel corso dell’audizione, Decaro ha illustrato una proposta che prevede un rapporto di lavoro definito in termini privatistici, con elementi che ricordano un co.co.co.
per la gestione di specifici dossier. La bozza, che la Regione ha annunciato di inviare alla terza commissione per la valutazione, specifica che l’incarico avrebbe una durata iniziale di un anno con possibilità di rinnovo e che la Regione si farebbe carico, oltre alla retribuzione, degli oneri previdenziali. L’intento dichiarato è quello di affidare a Emiliano la responsabilità di seguire le pratiche relative alla transizione dell’area industriale di Taranto, partecipando ai tavoli istituzionali anche in rappresentanza della presidenza regionale.
Organizzazione pratica e logistica
Decaro ha annunciato che Emiliano disporrebbe di un ufficio adiacente alla presidenza e potrebbe agire per delega in alcuni incontri con il ministero competente o a Palazzo Chigi. Fra gli aspetti tecnici inseriti nella richiesta figurano la definizione della sede di rientro in magistratura una volta concluso l’incarico e la durata contrattuale; si parla di una possibile indicazione per il rientro a Benevento. La Regione, rispondendo ai rilievi precedenti, ha cercato di dettagliare i limiti e le responsabilità dell’incarico per inquadrare l’operazione nel perimetro delle autorizzazioni del Csm.
Le ragioni del Csm per i precedenti dinieghi
Le prime tre formulazioni della richiesta erano state rigettate perché il ruolo proposto — descritto come «consigliere giuridico della presidenza» — non rientrava tra gli incarichi per i quali è prevista la concessione dell’aspettativa dalla magistratura. I commissari avevano rilevato che la natura giuridica dell’incarico doveva essere più precisa per evitare interpretazioni che aprissero a possibili precedenti. L’audizione di Decaro ha quindi avuto lo scopo formale di chiarire questi punti e di spiegare come il nuovo testo intenda superare le criticità sollevate in precedenza.
Rischi istituzionali e implicazioni
Al centro del dibattito ci sono anche questioni di principio: alcuni magistrati temono che consentire aspettative per incarichi privatistici presso enti pubblici o aziende possa creare un precedente che incoraggi altre richieste simili, in un momento in cui organici giudiziari risultano spesso ridotti. La proposta di un contratto privatistico per un magistrato che si colloca in aspettativa pone quindi interrogativi sul confine tra ruolo pubblico e rapporto di lavoro privatistico, oltre a valutazioni di opportunità e di natura istituzionale che il plenum dovrà considerare attentamente.
Prossime tappe e possibilità di svolta
La terza commissione ha ora in mano la nota scritta con i chiarimenti avanzati da Decaro e dovrà riunirsi per valutare se la nuova formulazione superi gli ostacoli formali precedenti. Se la commissione decidesse di dare esito positivo, la pratica verrebbe sottoposta al plenum del Csm, che ha l’ultima parola e potrebbe votare a maggioranza anche non unanime. L’esito è incerto: la procedura è atipica e l’audizione stessa rappresenta un unicum nelle prassi del Consiglio, ma la Regione spera che la nuova chiarezza sui contenuti e i limiti dell’incarico renda possibile l’approvazione.
In attesa della decisione definitiva, il caso resta osservato con attenzione per il suo potenziale valore di precedente e per le ricadute sul futuro del dossier ex Ilva. La soluzione che emergerà influenzerà non solo il destino professionale di Emiliano ma anche il confronto sul confine fra ruolo giudiziario e incarichi esterni che richiedono una aspettativa.