Gli Stati Uniti hanno annunciato la rimozione delle sanzioni nei confronti di Francesca Albanese in seguito a un provvedimento giudiziario che aveva sospeso le misure. Secondo un avviso pubblicato sul sito del Dipartimento del Tesoro, la cancellazione dalla lista comporta la fine del blocco che aveva impedito l’uso di carte e l’esecuzione di transazioni bancarie a livello internazionale.
Questa decisione è arrivata dopo che, il 16 maggio 2026, il giudice federale Richard Leon del District of Columbia aveva concesso un’ingiunzione preliminare contro le sanzioni.
Il caso mette in luce la tensione tra l’azione statunitense e le protezioni di chi opera nel campo dei diritti umani: Albanese, nominata relatrice speciale dell’ONU per i Territori palestinesi occupati dal 2026, era finita nella lista a seguito di una campagna di delegittimazione e delle misure varate dall’amministrazione statunitense nel luglio 2026.
La vicenda ha avuto ripercussioni pratiche, con istituti bancari europei che hanno rifiutato rapporti, e politiche, con alcuni Paesi che chiedono contromisure a livello comunitario.
La sospensione giudiziaria e il provvedimento del Tesoro
Il provvedimento del giudice Leon ha sollevato questioni costituzionali relative alla libertà di espressione prevista dal Primo Emendamento, ritenendo che le misure potevano incidere su diritti fondamentali anche quando rivolte a un cittadino straniero con legami significativi con gli USA.
La decisione del 16 maggio 2026 ha determinato una immediata ripercussione amministrativa: il Dipartimento del Tesoro ha pubblicato l’atto che rimuove le restrizioni, rendendo di nuovo possibili le transazioni finanziarie bloccate in precedenza. Va sottolineato che si tratta di una sospensione dovuta a un’ingiunzione e non di un annullamento definitivo delle accuse o delle motivazioni politiche alla base delle sanzioni.
Cosa comportava l’iscrizione alla SDN List
Essere inseriti nella SDN List dell’OFAC significa, in pratica, subire il congelamento di attività finanziarie e un divieto generalizzato di relazioni con il sistema finanziario statunitense. Questo meccanismo ha effetti extraterritoriali: banche europee, temendo sanzioni secondarie e multe elevate, spesso interrompono rapporti anche con soggetti residenti fuori dagli USA. Nel caso di Albanese la misura ha portato a difficoltà pratiche, come l’impossibilità di aprire conti correnti o di usare servizi di pagamento internazionali, con conseguenze anche sul lavoro svolto a livello internazionale.
Il coinvolgimento europeo: dalla Spagna all’assenza dell’Italia
La reazione degli Stati membri dell’UE è stata eterogenea. Il 6 maggio 2026 la Spagna, con una lettera del presidente Pedro Sánchez indirizzata a Ursula von der Leyen, ha chiesto l’attivazione dello Statuto di blocco (Regolamento CE n. 2271/1996) per neutralizzare gli effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi. L’appello spagnolo ha proposto di estendere lo scudo non solo alle imprese, ma anche ai difensori della giustizia internazionale e ai membri della Corte Penale Internazionale finiti nella lista nera, sollevando una questione politica che doveva essere affrontata al Consiglio europeo del 18 giugno.
Il caso italiano e la finanza etica sotto stress
Al contrario, il governo italiano non ha assunto finora una posizione pubblica netta a favore di Albanese. La relatrice ha denunciato di non aver ricevuto contatti ufficiali dal governo, e la vicenda ha messo in luce la fragilità della finanza etica di fronte a normative extraterritoriali: a marzo 2026 Albanese aveva rivelato che nemmeno Banca Etica le aveva aperto un conto. La banca, per voce del suo direttore generale, spiegò che il rischio di multe e l’esclusione dai sistemi di pagamento internazionali rendevano inattuabile ogni rapporto, evidenziando come istituzioni virtuose siano comunque vincolate dalle regole del sistema finanziario globale.
Implicazioni più ampie e future possibili
La vicenda non riguarda soltanto una persona, ma mette in discussione la capacità di operatori e istituzioni europee di difendere il diritto internazionale e la libertà di espressione quando si scontrano con misure extraterritoriali. La sospensione delle sanzioni rappresenta una finestra giudiziaria, ma la controversia legale è aperta e il governo statunitense potrebbe impugnare il provvedimento. Per l’Unione Europea resta aperto il dilemma se e come utilizzare strumenti come lo Statuto di blocco per tutelare cittadini, magistrati e difensori dei diritti umani colpiti da provvedimenti stranieri.
In sintesi, la rimozione temporanea delle sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro segna un capitolo importante ma non conclusivo: la decisione giudiziaria, le pressioni di alcuni Paesi europei e il silenzio di altri disegnano uno scenario in cui il confronto tra potere giudiziario, finanza e diplomazia sarà decisivo per definire regole e tutele nei prossimi mesi.