Le indagini sul caso di Pietracatella si concentrano sempre più sugli ultimi movimenti digitali e sanitari della mamma Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Gli inquirenti stanno analizzando dispositivi elettronici e testimonianze per chiarire se dietro la tragedia possa esserci un’avvelenamento dalla ricina e ricostruire con precisione la sequenza degli eventi che ha preceduto i decessi.
Mamma e figlia avvelenate dalla ricina: interrogatori, testimonianze e quadro clinico
Proseguono gli interrogatori nella sede della Squadra Mobile guidata da Marco Graziano. Tra i testi ascoltati anche familiari e l’infermiere intervenuto a dicembre nell’abitazione di Pietracatella, già sentito in passato e riconvocato su richiesta difensiva. Sul piano clinico, come riportato dall’Adnkronos, il professionista avrebbe descritto una situazione estremamente grave: la giovane Sara Di Vita sarebbe apparsa in stato di forte alterazione, mentre la madre Antonella Di Ielsi avrebbe mostrato condizioni critiche con perdita della parola.
Tuttavia, avrebbe escluso irregolarità nella somministrazione delle cure, sostenendo che le procedure fossero corrette e osservate da testimoni.
In questa direzione, come riportato dall’Ansa, si inserisce anche la posizione di Pietro Terminiello, legale di uno dei medici indagati, secondo cui “Con gli strumenti ordinari a disposizione di un pronto soccorso di un ospedale, di Campobasso ma anche di un qualunque altro ospedale italiano non si poteva capire quel genere di avvelenamento; con strumenti diagnostici ordinari era escluso e questo è un aspetto importante.
Peraltro c’è da dire che anche laddove, per assurdo, si fosse compreso che si trattava di avvelenamento da ricina, comunque non c’era antidoto, e questo è l’aspetto più importante“.
Intanto cresce l’attesa per il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, mentre proseguono gli approfondimenti sulle chat e sulle conversazioni online legate al tema della ricina, considerate un possibile tassello chiave per ricostruire l’intera vicenda.
Mamma e figlia avvelenate dalla ricina: chat e svelano nuova ipotesi
Stando alle indiscrezioni de Il Messaggero, a Pietracatella gli inquirenti stanno cercando di chiarire se siano state proprio le vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, a effettuare ricerche online sulla ricina prima del decesso. Il sospetto rientra nell’attività di analisi dei dispositivi sequestrati nei giorni scorsi nell’abitazione: telefoni, computer, modem e tablet saranno esaminati in Questura a Campobasso, dove è prevista la “convocazione delle parti offese e degli indagati”.
La Procura avrebbe disposto l’estrazione di dati mirati a individuare “rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi“, oltre alle conversazioni tra madre e figlia nei giorni precedenti il 25-28 dicembre, periodo in cui si sarebbe manifestata la grave sintomatologia. Nel mirino anche file personali e tracce digitali come diari, appunti o documenti sanitari.
Come emergerebbe dalle indagini, “l’inchiesta è nella sua fase più delicata“: dopo oltre cento testimonianze raccolte, gli investigatori puntano ora a individuare eventuali responsabili e chiudere il cerchio, mentre restano aperti passaggi decisivi come le analisi tossicologiche e le autopsie.