Gli attivisti della Global Sumud Flotilla, fermati in mare durante la navigazione verso Gaza, sono stati trasferiti e fatti sbarcare sull’isola di Creta sotto scorta delle autorità greche. L’operazione di accoglienza e gestione del gruppo ha rappresentato un passaggio centrale dopo l’intercettazione in acque internazionali, aprendo una nuova fase tra assistenza logistica, tensioni diplomatiche e contestazioni sulle modalità dell’intervento.
Global Sumud Flotilla, attivisti fermati da Israele: denunce, testimonianze e sviluppi legali sulla missione
Secondo un comunicato diffuso dalla Global Sumud Flotilla, gli attivisti sbarcati a Creta “sono appena sopravvissuti a 40 ore di crudeltà deliberata” a bordo di una nave militare. Come riportato dall‘Ansa, nella denuncia si parla di condizioni ritenute gravose: “Sono stati loro negati cibo e acqua sufficienti.
Sono stati costretti a dormire sul pavimento, che veniva deliberatamente e ripetutamente allagato”. Il gruppo sostiene inoltre che, durante le fasi più critiche dell’intervento, si sarebbero verificati episodi di violenza nei confronti dei partecipanti, con “pugni”, “calci” e persone “trascinate sul ponte con le mani legate dietro la schiena”.
Il comunicato aggiunge anche che alcuni attivisti avrebbero riportato traumi fisici come “nasi rotti, costole incrinate e pestaggi”, e cita persino l’ipotesi che “sarebbero persino stati esplosi colpi d’arma da fuoco”.
Dopo lo sbarco in Grecia, viene inoltre denunciato che le autorità locali avrebbero trattenuto temporaneamente il gruppo sugli autobus senza consentire lo spostamento autonomo. In segno di protesta, circa sessanta membri dell’iniziativa avrebbero avviato uno sciopero della fame, mentre la Flotilla parla apertamente di “un attacco violento contro civili pacifici” e chiede “la loro liberazione e responsabilità internazionale ORA”.
Sul piano politico e legale, Global Sumud Italia ha rivolto un appello al governo italiano affinché vengano attivate misure di protezione consolare e assistenza legale per i cittadini coinvolti. Nella nota si sollecita inoltre una presa di posizione formale contro Israele e la tutela delle imbarcazioni e del materiale umanitario sequestrato, oltre a una comunicazione diplomatica ufficiale. Le organizzazioni coinvolte contestano la legittimità delle operazioni, sostenendo che i partecipanti siano stati “sequestrate a mano armata in acque internazionali, trasportate contro la loro volontà su navi militari, trattenute senza accusa formale”.
Parallelamente, un esposto depositato alla Procura di Roma ipotizza il reato di sequestro di persona aggravato nei confronti di Saif Abu Keshek e di altri membri dell’equipaggio, descrivendo il loro trasferimento come forzato verso Israele dopo l’intercettazione in mare. L’atto legale richiama anche possibili responsabilità delle autorità italiane per mancato intervento, parlando di “rifiuto di atti di ufficio” e chiedendo misure urgenti, tra cui il “sequestro preventivo del natante israeliano”, per interrompere la situazione e prevenire ulteriori rischi per gli attivisti coinvolti.
Sbarcati a Creta gli attivisti della Flotilla: “Abukeshek e Ávila portati in Israele”
Stando alle indiscrezioni dell’Ansa, circa 175 partecipanti della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, fermati tra mercoledì e giovedì durante un’operazione delle forze israeliane in acque internazionali nel Mediterraneo, sarebbero stati fatti sbarcare sull’isola di Creta. La presenza dei militanti è stata confermata da un reporter dell’Agence France-Presse sul posto. Lo sbarco sarebbe avvenuto nella zona sud-orientale dell’isola e, una volta a terra, il gruppo sarebbe stato accompagnato dalla guardia costiera greca e fatto salire su quattro autobus diretti verso una destinazione non resa pubblica dalle autorità.
Nel frattempo, il Ministero degli Esteri israeliano avrebbe comunicato che due dei partecipanti verranno trasferiti in Israele per ulteriori accertamenti. Nel documento ufficiale pare sia stato affermato che si tratti di Saif Abu Keshek, “sospettato di affiliazione a un’organizzazione terroristica”, e di Thiago Ávila, indicato come “sospettato di attività illegali”. Nella stessa nota, il governo israeliano avrebbe espresso ringraziamento alle autorità greche per la collaborazione nella gestione dello sbarco degli altri attivisti.
Entrambi gli uomini sarebbero figure note nel circuito dell’attivismo pro-Palestina. Ávila, 39 anni, ambientalista brasiliano, sarebbe considerato uno dei principali promotori della sezione sudamericana della Flotilla e da circa vent’anni sarebbe impegnato in campagne sociali, avendo già preso parte a precedenti missioni umanitarie verso Gaza. Abu Keshek, originario della Cisgiordania e residente a Barcellona, sarebbe invece attivo da oltre due decenni nell’organizzazione di iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese.