Nello studio di Belve, andato in onda il 21 aprile 2026 su Rai Due, Shiva — all’anagrafe Andrea Arrigoni — ha ripercorso la vicenda che lo ha visto coinvolto a partire dall’arresto di ottobre 2026 per tentato omicidio e reati connessi. In apertura di intervista l’artista ha ricostruito le conseguenze pratiche e emotive di quell’episodio, soffermandosi anche su un dettaglio che rimane ancora aperto: la pistola utilizzata non è mai stata ritrovata e lui stesso ha ammesso di non sapere dove sia finita, con un tono che mescolava rassegnazione e leggerezza.
La conversazione, però, non si è limitata agli aspetti processuali: al centro del confronto è emerso il rapporto teso con un collega molto noto, Fedez. Shiva ha ricordato come il movimento mediale #FreeShiva non abbia trovato l’adesione di tutti e ha puntato il dito contro il rapper di Vorrei Ma Non Posto, sostenendo che il suo intervento pubblico sia arrivato soltanto nel momento più critico e gli abbia arrecato un danno d’immagine.
L’episodio è stato ricostruito insieme alla conduttrice Francesca Fagnani e ha riaperto il dibattito sulla responsabilità di chi parla pubblicamente in situazioni delicate.
Il nodo delle dichiarazioni pubbliche
Nel racconto di Shiva il fulcro del rancore è proprio la modalità con cui alcuni colleghi hanno commentato il caso e, soprattutto, il silenzio o l’intervento tardivo di figure di rilievo nella scena rap.
Il rapper ha sottolineato come certe parole, lette o pronunciate in contesti pubblici come podcast e trasmissioni, possano avere un peso concreto nel percepito sociale: Muschio Selvaggio è stato richiamato più volte come esempio di come un’analisi critica possa trasformarsi in un attacco personale. Allo stesso tempo Shiva ha ricordato di aver subito un interrogatorio davanti a un gip donna, un dettaglio che a suo dire ha influito sulla difficoltà di difesa.
Le osservazioni di Fedez
Il caso ha visto Fedez commentare su più occasioni la vicenda, evidenziando soprattutto il rischio di trasformare un imputato in un simbolo e di normalizzare la violenza. In due interventi pubblici su Muschio Selvaggio il collega aveva messo in guardia dal pericolo di una narrazione che potesse risultare pericolosa per i più giovani, criticando l’eccessiva vittimizzazione. Shiva, tuttavia, interpreta quei passaggi come una presa di posizione che gli è stata dannosa proprio nel momento più delicato della carriera, sostenendo che l’attenzione sia arrivata tardi e male.
Processo, esiti e ricadute personali
Sul versante giudiziario la storia è nota: dopo l’arresto del 2026, Arrigoni ha patteggiato ottenendo una riduzione di pena e la misura della libertà con obbligo di firma. In studio ha raccontato anche la commozione legata alla nascita del suo primo figlio, avvenuta durante la sua detenzione: non gli è stato concesso il permesso per assistere al momento e ha rievocato la sensazione di sentirsi distante mentre ascoltava i segnali esterni che ne segnalavano la nascita. Questi ricordi hanno fornito uno spaccato personale che accompagna le valutazioni sulle conseguenze professionali della vicenda.
La pistola e i dettagli irrisolti
Uno degli elementi ancora non chiariti riguarda la pistola utilizzata durante l’aggressione subita da Shiva; l’arma non è mai stata rinvenuta e il rapper ha ammesso di non sapere dove sia finita, parola che ha ripetuto con un sorriso amaro. Questo punto rimane cruciale nei pezzi del racconto giudiziario e mediatico, perché intreccia aspetti probatori con la percezione pubblica: la mancanza di informazioni sull’oggetto materiale contribuisce a mantenere la vicenda al centro del dibattito.
L’effetto sulla scena rap e le responsabilità
Al di là del caso personale, l’intervista ha riacceso la discussione più ampia sul ruolo degli artisti nel definire modelli e messaggi per il pubblico. Da un lato si trova la comprensione per chi è vicino a un amico in difficoltà, dall’altro la preoccupazione per la banalizzazione della violenza come elemento estetico o di strada. Shiva ha rimarcato di aver iniziato a fare musica molto giovane, a 13 anni, e di aver dovuto affrontare scelte difficili da solo, mentre la scena reagiva con slogan e campagne. La domanda finale che rimane aperta è se chi ha criticato allora manterrà oggi la stessa posizione o se il tempo e gli eventi avranno fatto evolvere quei giudizi.