La vicenda della strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo torna al centro dell’attenzione giudiziaria con l’esecuzione delle condanne definitive legate al filone bis dell’inchiesta. Al centro del caso c’è il ruolo delle responsabilità organizzative e della sicurezza nella gestione della discoteca, dove la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 persero la vita sei persone durante una fuga di massa.
Strage di Corinaldo: la notte della tragedia e le reazioni alla sentenza
I fatti risalgono alla notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, durante un evento nella discoteca Lanterna Azzurra, dove era previsto anche l’arrivo del trapper Sfera Ebbasta. Nel locale, ricavato da una struttura inizialmente adibita a magazzino agricolo, furono fatte entrare più persone del consentito.
All’interno, una banda di giovani utilizzò spray al peperoncino per compiere rapine, generando il panico generale. La fuga di massa portò le persone verso un’unica via d’uscita, creando un imbuto umano che fece crollare le balaustre. La calca provocò la morte di sei persone: Asia Nasoni, Emma Fabini, Benedetta Vitali, Mattia Orlandi, Daniele Pongetti ed Eleonora Girolimini, quest’ultima 39 anni.
Gli autori della cosiddetta “banda del peperoncino” sono stati condannati a pene tra i 10 e i 12 anni. Il filone bis, invece, ha riguardato le responsabilità della Commissione di vigilanza che autorizzò l’apertura del locale. Sulla gestione complessiva del caso e sulle condanne si è espresso anche il padre di una delle vittime, Fazio Fabini, che ha dichiarato a Il Resto del Carlino: “Mi sembra strana una pena di cinque anni per reati così importanti. Ma a me lui interessa relativamente. Noi vogliamo una giustizia vera”.
Strage di Corinaldo, in carcere il deejay che gestiva la discoteca: la condanna
Marco Cecchini, 38 anni, deejay e considerato “gestore di fatto” della Lanterna Azzurra, è stato trasferito nel carcere di Montacuto dopo l’esecuzione dell’ordine di carcerazione. Come riportato dall’Agi, la sua condanna sarebbe diventata definitiva a seguito della decisione della Corte di Cassazione, che avrebbe confermato le responsabilità legate alla gestione del locale durante la tragedia di Corinaldo. L’uomo pare debba scontare 5 anni e 5 mesi per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro colposo. Dopo il fermo a casa, pare sia stato trasferito prima in caserma e poi nel carcere di Montacuto, ad Ancona.
Il dj, nei messaggi vocali acquisiti agli atti, affermava: “Ho stampato 6mila prevendite e me sa che non bastano”, lasciando già intendere il possibile sovraffollamento oltre la capienza prevista per la serata, alla quale era annunciata la partecipazione del trapper Sfera Ebbasta.