La vicenda di Giampaolo Ferrai, morto dopo quasi tre settimane di ricovero in seguito a gravi lesioni craniche, ha aperto un’indagine che ha rapidamente cambiato direzione. Da una prima ipotesi di lesioni si è infatti passati a quella di omicidio, mentre gli inquirenti cercano di chiarire se si sia trattato di un’aggressione volontaria o di un tragico incidente ancora tutto da ricostruire.
Tortolì, si indaga per omicidio: Giampaolo Ferrai morto dopo 19 giorni di coma
Come riportato da L’Unione Sarda, Giampaolo Ferrai, 62 anni, conosciuto da tutti come Paolo, è deceduto nella tarda serata di domenica all’ospedale Brotzu di Cagliari, dove era ricoverato da quasi tre settimane. La sua scomparsa ha modificato anche l’impostazione giudiziaria del caso: il fascicolo aperto dalla Procura di Lanusei non riguarda più semplici lesioni, ma viene ora trattato come ipotesi di omicidio.
L’uomo, ex servo pastore, era stato rinvenuto alle 7.55 del 7 aprile nei pressi della porta del suo appartamento, in via Siotto Pintor 16, dove viveva da solo. Al momento del ritrovamento era incosciente e presentava gravi traumi cranici. Le condizioni in cui è stato trovato hanno immediatamente fatto pensare a un’aggressione violenta, anche se inizialmente non si è esclusa del tutto l’ipotesi di una caduta accidentale.
Giampaolo Ferrai morto dopo 19 giorni di coma: ipotesi investigative e possibili moventi
Stando alle indiscrezioni della testata locale, fin dai primi accertamenti, l’idea di un semplice incidente è apparsa poco convincente, vista la natura delle lesioni riportate. Per questo gli inquirenti avrebbero preso in considerazione lo scenario del pestaggio, con l’eventualità che l’uomo possa essere stato aggredito da qualcuno ancora non identificato.
L’Unione Sarda rivela che Ferrai frequentava spesso il Centro Caritas di Tortolì, dove nei giorni precedenti all’episodio avrebbe parlato con una persona chiedendo informazioni su un’app per controllare il saldo del proprio conto corrente. Non si esclude che qualcuno possa aver ascoltato la conversazione e successivamente averlo seguito con l’intento di ottenere denaro o dati personali. Inoltre, nei giorni precedenti al fatto, il 62enne avrebbe avuto anche un acceso diverbio con un conoscente legato a una catenina, elemento che potrebbe aver contribuito ad alimentare ulteriori tensioni.