Il elicottero CH-47 Chinook dell’Esercito italiano è precipitato il 29 ottobre nel villaggio di Gorice, nei pressi di Brčko in Bosnia-Erzegovina. L’incidente ha provocato la morte di quattro membri del personale italiano – due appartenenti all’Esercito e due alla Croce Rossa Italiana – e ha lasciato undici feriti. L’operazione faceva parte della missione Eufor Althea, impegno dell’Unione Europea volto a stabilizzare il territorio bosniaco.
Le cause del disastro restano ancora oggetto di accertamento, ma tra le ipotesi è stato menzionato un possibile contatto con cavi ad alta tensione.
Le vittime e il loro ruolo nella missione europea
Le quattro persone scomparse sono state identificate come Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura. I due primi erano piloti e specialisti dell’Aviation Center di Viterbo, mentre i due ultimi svolgevano attività mediche nel Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.
Tutti e quindici gli occupanti a bordo erano cittadini italiani, impegnati in un volo di addestramento di routine che prevedeva il collegamento tra l’aeroporto militare di Pratica di Mare e la base di Gorice. La presenza di personale sanitario evidenzia la natura multifunzionale della missione, che combina trasporto di truppe, supporto logistico e assistenza sanitaria sul territorio.
Il contesto della missione Eufor Althea
Dal, la missione Eufor Althea è guidata dall’Italia sotto il comando del generale Maurizio Fronda. Il contingente italiano è il più numeroso, con circa 300 militari su un totale di 1 600 provenienti da 24 paesi. Il quartier generale si trova a Camp Budmir, vicino a Sarajevo, e ha l’obiettivo di consolidare la pace, formare le forze locali e garantire la sicurezza nelle sei repubbliche dell’ex Jugoslavia. Il CH-47 Chinook, progettato negli anni ‘60 da Boeing, è noto per la sua capacità di trasporto di fino a cinquanta persone o grandi carichi, motivo per cui è stato spesso impiegato in missioni di pace e operazioni di soccorso.
Indagini, ipotesi e risposta delle autorità
Il sindaco del distretto di Brčko, Siniša Milić, ha confermato che i feriti sono stati soccorsi dal personale sanitario locale e trasportati all’ospedale di Brčko, con alcuni trasferiti successivamente a strutture più attrezzate. L’ambasciatrice italiana in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani, ha visitato il luogo dell’incidente, sottolineando che le cause sono ancora da chiarire. Il Ministero della Difesa ha indicato la possibilità di un impatto con cavi elettrici, ma non ha escluso altre ipotesi, come un errore di manovra a bassa quota. Testimoni oculari hanno riferito che l’elicottero volava a bassa altezza e compiva diverse virate prima di toccare il suolo.
Impatto sull’operazione Eufor e reazioni internazionali
Nonostante la tragedia, la missione Eufor Althea ha dichiarato la volontà di proseguire le attività, poiché la stabilità della Bosnia-Erzegovina rimane una priorità europea. Gli organi di comando hanno sospeso temporaneamente i voli di addestramento con il CH-47 Chinook per consentire le indagini, ma hanno garantito la continuità delle altre operazioni di supporto logistico e medico. L’Unione Europea ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime e ha ribadito l’impegno a mantenere la presenza di circa 1 600 militari sul terreno, sottolineando che il sacrificio dei caduti rafforza la determinazione a garantire la pace nella regione.
Il tributo nazionale a Roma
Il giorno successivo al disastro, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, ha deposto un mazzo di rose al Circo Massimo in segno di rispetto. Meloni ha invitato i cittadini a recarsi al sito con un fiore, affinché “quel gesto racchiuda il nostro affetto, rispetto e gratitudine”. Il messaggio sui social network ha ricordato i nomi delle quattro vittime, assicurando che “non saranno dimenticate”. L’omaggio ha permesso a tutta la nazione di condividere il lutto e di onorare il sacrificio dei militari e dei volontari italiani impegnati in Bosnia.
