Il bimbo di appena due anni trapiantato con un cuore danneggiato è al centro di una vicenda drammatica che ha scosso il panorama medico e giudiziario italiano. L’organo, conservato con ghiaccio secco anziché con le modalità corrette, non ha ripreso a funzionare una volta impiantato, e il piccolo è in condizioni critiche da 50 giorni.
La vicenda ha già portato all’apertura di un’inchiesta: sei membri dell’equipe medica coinvolta nel prelievo e nel trapianto del cuore sono indagati per lesioni colpose. Nel frattempo, il parere dell’ospedale Bambino Gesù su un nuovo trapianto è drammatico.
Trapianto con cuore bruciato, inchiesta e responsabilità: sei indagati per lesioni colpose
Il caso, risalente al 23 dicembre, ha portato all’apertura di un’inchiesta che coinvolge sei indagati, tutti componenti dell’equipe che ha effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano e il trapianto a Napoli. Al momento il reato ipotizzato è di lesioni colpose. La vicenda è emersa solo nei giorni scorsi, dopo la denuncia dei genitori e i primi accertamenti condotti dai carabinieri del NAS Napoli.
Secondo quanto ricostruito, il cuore destinato al bambino, conservato con ghiaccio secco invece che con ghiaccio normale, si sarebbe danneggiato durante il trasporto, perdendo la sua funzionalità. Nonostante ciò, l’organo è stato impiantato, ma non ha ripreso a funzionare correttamente.
Sono in corso accertamenti approfonditi, compreso il sequestro del box utilizzato per il trasporto e due ispezioni annunciate dal presidente della Regione Campania Roberto Fico e dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Quest’ultimo ha ribadito che il bambino è «primo in lista» per un nuovo cuore, evidenziando l’urgenza del caso e la delicatezza della situazione clinica.
Trapianto con cuore bruciato, il bimbo non è più operabile: l’annuncio dell’ospedale e le lacrime in diretta
È arrivato il responso dell’ospedale Bambino Gesù, richiesto dalla famiglia del piccolo paziente sottoposto a trapianto con il cosiddetto “cuore bruciato”. Secondo la struttura romana, uno dei maggiori centri pediatrici e di ricerca in Europa, il bambino ricoverato al Monaldi «non è più trapiantabile», come confermato dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, durante un collegamento con la trasmissione televisiva Mi manda Raitre. L’avvocato ha spiegato: “Ieri in direzione sanitaria ci hanno detto che il parere dell’ospedale “Bambino Gesù” è arrivato ed è che il bambino non è più trapiantabile“.
Tuttavia, al Monaldi la situazione appare controversa. “Pare che si siano opposti con fermezza. L’opposizione proveniva dal medico che lo ha operato, il quale sostiene che sia ancora trapiantabile, quindi per il momento resta in lista trapianti“, ha aggiunto Petruzzi. L’avvocato ha precisato che, in caso di nuovo intervento, sarebbe lo stesso chirurgo già coinvolto nel primo trapianto a eseguire l’operazione: “Ce lo hanno comunicato“. Riflettendo sulla vicenda, Petruzzi ha commentato: “È una vicenda molto strana“, sottolineando la complessità della situazione.