> > Tribunale di Milano ordina la rimozione dei contenuti di Fabrizio Corona su A...

Tribunale di Milano ordina la rimozione dei contenuti di Fabrizio Corona su Alfonso Signorini

tribunale di milano ordina la rimozione dei contenuti di fabrizio corona su alfonso signorini 1774675627

Il tribunale stabilisce limiti alla diffusione di materiale non verificato e impone la rimozione dei video, mentre Corona annuncia una nuova puntata e il suo avvocato parla di vittoria parziale

Il dibattito mediatico intorno a Fabrizio Corona e Alfonso Signorini ha ricevuto una svolta giudiziaria dopo l’ultima ordinanza emessa dal Tribunale di Milano. La decisione, già al centro di reportage e commenti, riguarda la rimozione di audio e video pubblicati nel format online Falsissimo, giudicati dal giudice come lesivi della reputazione e della riservatezza del conduttore. In questa fase la pronuncia mette un freno alla diffusione di contenuti ritenuti privi di adeguata verifica, richiamando i criteri che regolano il diritto di cronaca.

Nel dispositivo il tribunale ha richiamato i tre parametri fondamentali che orientano la liceità della diffusione: verità, pertinenza e continenza. Secondo la motivazione, le accuse circa presunti ricatti sessuali mosse da Corona nei confronti di Signorini non avrebbero trovato riscontri concreti e sono state presentate «come fatti certi». Per questo motivo è stato disposto non solo l’ordine di rimozione ma anche il divieto di pubblicare analoghi contenuti, accompagnato da misure economiche a garanzia dell’ottemperanza.

Le misure disposte dal tribunale

Con l’ordinanza del 19 marzo il giudice ha confermato l’ingiunzione di cancellare il materiale oggetto delle puntate di Falsissimo, ritenuto lesivo dell’onore e della reputazione di Alfonso Signorini. Tra le misure previste figura l’obbligo di consegnare eventuali chat e video privati utilizzati e la previsione di sanzioni pecuniarie in caso di inadempimento: il provvedimento fissa una multa di 750 euro per ogni giorno di ritardo nella rimozione e per ogni violazione successiva. La decisione si fonda sul principio che non tutto ciò che viene diffuso può essere protetto dal diritto di cronaca se mancano i requisiti minimi di verifica e rispetto della sfera privata.

I principi legali richiamati

Nel giudizio il tribunale ha esplicitamente richiamato il concetto di verità come elemento essenziale: non basta l’affermazione pubblica se non supportata da riscontri oggettivi. La pertinenza è stata valutata in relazione all’interesse pubblico effettivo, ritenuto assente quando si tratta di questioni intime prive di rilevanza pubblica, mentre la continenza è stata considerata violata a causa di toni offensivi e allusivi. L’insieme di questi criteri ha portato i giudici a ritenere non coperti dalla cronaca quei contenuti costruiti per la spettacolarizzazione senza adeguata verifica.

La replica di Corona e del suo legale

Di fronte alla pronuncia il fronte difensivo ha adottato una lettura opposta: l’avvocato Ivano Chiesa e lo stesso Fabrizio Corona hanno parlato di una «vittoria parziale», sottolineando che il tribunale avrebbe ribadito come il diritto di cronaca appartenga a tutti i cittadini, non esclusivamente ai giornalisti professionisti. Secondo la linea difensiva, questo principio consentirebbe a Corona di continuare a esprimersi, purché vengano rispettati i limiti indicati dai giudici, come la contenzione delle forme e l’esplicitazione qualora si tratti di fatti ancora sotto indagine.

Annunci e limiti comunicati

In un video pubblicato su X il 27 marzo e in vari interventi pubblici, Corona ha raccontato di essersi preparato dietro le quinte a nuove iniziative e a contenziosi con soggetti terzi, citando anche ipotesi di battaglie contro realtà come Mediaset e Meta. Ha però riconosciuto i confini indicati dalla magistratura: non è possibile insultare o attribuire reati senza sentenze. Contestualmente ha annunciato che il 6 aprile uscirà quella che definisce «l’ultima puntata» dell’inchiesta, promettendo materiali e retroscena, e che successivamente il format potrebbe ripartire con una modalità diversa.

Conseguenze e prospettive

La decisione del tribunale segna, almeno per ora, una prevalenza della tutela della reputazione e della riservatezza rispetto alla diffusione incontrollata di contenuti sensibili. L’ordinanza impone un bilancio difficile tra libertà di espressione e responsabilità nell’informazione: chi diffonde deve dimostrare l’accuratezza e la pertinenza delle notizie. Il caso rimane comunque aperto, tra ricorsi e interpretazioni contrapposte, e rappresenta un esempio attuale di come la giurisprudenza tenti di adattare concetti tradizionali come il diritto di cronaca al linguaggio dei nuovi format digitali.