Il 17 settembre 2026 il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha varcato la soglia della Stanza Rosa del Pronto Soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto. L’appuntamento, infatti, ha rappresentato più di una semplice visita istituzionale: è stato il palcoscenico di una denuncia forte e di un riconoscimento esplicito del fenomeno della violenza di genere come priorità nazionale.
Durante il suo discorso, Mattarella ha ricordato numeri che non ammettono ombra: “L’anno passato 97 femminicidi, quest’anno nel primo semestre già 34”. Con queste cifre ha sottolineato la necessità di un’azione che non si limiti a reprimere, ma che prevenga e combatti le radici culturali della violenza. Il Presidente ha inoltre ribadito che contrastare il fenomeno è “un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità”.
Le parole di Sergio Mattarella sulla violenza di genere
Nel suo intervento, il presidente ha definito la violenza contro le donne “un’emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese, come ovunque”. Ha richiesto, con tono fermo, che la risposta dell’intera società includa educazione nelle scuole, università e ambienti di lavoro per creare una cultura del rispetto e dell’eguaglianza.
“Servono educazione e sensibilizzazione per cancellare il ritardo culturale che alimenta questi crimini”, ha concluso.
Il Codice Rosa: dalla nascita a Grosseto al modello nazionale
L’iniziativa che ha attratto l’attenzione del Presidente nasce a Grosseto nel 2009 grazie all’intuizione della dottoressa senese Vittoria Doretti. è stato avviato il progetto pilota, che è diventato regionale e, ha coperto l’intera Toscana. Dal 2012 al 31, il Codice Rosa ha registrato 35.569 accessi nei pronto soccorso toscani, con un trend in crescita dopo il calo dovuto al Covid-19.
Dati di accesso al 2025
Nel solo sono stati 2.701 casi presi in carico 465 minori e 2.236 adulti, la maggioranza dei quali donne. L’anno successivo, 2025, il numero è salito a 2.749 persone accolte di cui 511 minori e 2.238 adulti (1.839 donne). Si segnala un incremento delle vittime di origine straniera e un totale di 796 casi tra adulti e minori.
Il modello si è evoluto da un semplice percorso sanitario a una rete multidisciplinare coinvolgendo medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistrati e forze dell’ordine. le Procure hanno firmato la prima intesa, aggiornata, e nel luglio è stato introdotto un nuovo protocollo giuridico-forense che standardizza le procedure di denuncia e raccolta delle prove.
Prospettive di prevenzione e ruolo delle istituzioni
L’assessora regionale alla parità di genere, Monia Monni, ha evidenziato che il Codice Rosa è ora parte integrante della strategia DE&I (Diversità, Equità e Inclusione) della sanità toscana, mirata a garantire “ascolto, protezione e cura” a ogni persona vulnerabile. Il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha sottolineato che la scelta di Grosseto come luogo della visita è un riconoscimento del lavoro svolto e della sua capacità di fungere da “punto di riferimento anche oltre i confini della Regione”.
Il percorso, inoltre, ha introdotto la possibilità di accoglienza per “bambini, anziani, persone fragili e, dal 2025, chi è vittima di crimini d’odio”. Questo allargamento testimonia la volontà di trasformare il Codice Rosa in uno strumento di protezione universale capace di intervenire tempestivamente in qualsiasi forma di violenza.
L’appello del Presidente a “prevenire, non solo a reprimere”, risuona come una chiamata urgente per tutti gli attori sociali: istituzioni, scuole, aziende e cittadini, affinché la lotta alla violenza di genere passi da un tema di cronaca a una vera priorità di Stato.
