Il pentito La Barbera: ‘pezzi dello Stato nell’organizzazione della strage di Capaci’ COMMENTA  

Il pentito La Barbera: ‘pezzi dello Stato nell’organizzazione della strage di Capaci’ COMMENTA  

In una reportage diffuso in esclusiva dal sito di ‘Repubblica’, il pentito di mafia, Gioacchino La Barbera, ha rilasciato una intervista-confessione nella quale ha confessato i particolari più raccapriccianti della strage di Capaci, al quale il pentito ha preso parte, rivelando anche particolari inquietanti che coinvolgerebbero servizi segreti deviati, nella strage che stroncò la vita al giudice Falcone e alla moglie Francesca Morvillo e ai membri della scorta.


L’uomo si mostra seduto su una poltrona, vestito con una camicia bianca e un paio di jeans.  “Fui io – ha rivelato il pentito, parlando della strage di Capaci –  a dare il segnale agli altri appostati sulla collina.

Ero in contatto telefonico con Nino Gioè. Sapevamo che il giudice sarebbe arrivato di venerdì o sabato… Era tutto pronto, e il cunicolo già imbottito di esplosivo.

Ce lo avevo messo io, due settimane prima. Quando mi dissero che la macchina blindata era partita da Palermo per l’aeroporto mi portai con la mia Lancia Delta sulla via che costeggia l’autostrada Palermo-Punta Raisi, all’altezza del bar Johnnie Walker…

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Seguii il corteo delle macchine blindate parlando al cellulare con Gioè. Andavano più piano del previsto, sui 90-100 chilometri orari… Chiusi la telefonata dicendo vabbè ci vediamo stasera… amuninni a mangiari ‘na pizza’.

Secondo il pentito, un aereo misterioso, avrebbe sorvolato la zona prima della strage, anche se il pentito non sa indicare se si trattasse di un velivolo appartenente ai carabinieri, alla Protezione Civile o a qualche altro organismo dello Stato. Uno dei particolari inquietanti è l’ammissione che a quell’attentato era presente un uomo sconosciuto: ‘C’era un uomo sui 45 anni che non avevo mai visto prima. Non era dei nostri… Arrivò con Nino Troia, il proprietario del mobilificio di Capaci dove fu ucciso Emanuele Piazza, un giovane collaboratore del Sisde che pensava di fare l’infiltrato. In questi anni mi hanno mostrato centinaia di fotografie ma non l’ho mai riconosciuto… Evidentemente mi hanno mostrato quelle sbagliate’.

Il pentito ha inoltre confermato la partecipazione di alcuni ex ministri democristiani, e altre figure appartenenti alla loggia massonica P2: ‘So di riunioni con generali e di incontri tra Riina ed ex ministri democristiani. I loro nomi sono stati fatti, come quelli dei giudici che aggiustavano i processi… che ne parliamo a fare. Il fratello di Francesco Di Carlo, Andrea, faceva parte della commissione, e sapeva quello che Riina avrebbe fatto. Per questo si consegnò prima delle stragi: non voleva responsabilità’.

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