Il sonetto 116 di Shakespeare: analisi COMMENTA  

Il sonetto 116 di Shakespeare: analisi COMMENTA  

Il sonetto 116 di Shakespeare in un contesto moderno

Come scrittrice e lettrice avida, spesso mi ritrovo ad ignorare i vecchi classici in favore degli scrittori moderni. Soprattutto per quanto riguarda la letteratura inglese, mi interessano di più Louis Stevenson e la Woolf di Chaucer o Shakespeare. Questo non vuol dire che non li ami tutti e quattro, ma è facile perdere di vista i vecchi capolavori con l’influenza di un genio moderno.


Tra le innumerevoli opere di Shakespeare, i suoi sonetti sono perfetti per un articolo. Dato che potresti o non potresti sapere, i sonetti consistono di 14 versi; spesso i primi otto sono una sorta di domanda o di argomento per una discussione e i rimanenti 6, la risposta. Una breve poesia con un profondo significato e con una metrica geniale, ha la dimensione perfetta per un’analisi online del tema centrale e per un’interpretazione verso per verso. Di seguito c’è il sonetto 116 di Shakespeare, il mio preferito e anche una perfetta introduzione alla sua poesia, a prescindere dai suoi sonetti.


Shakespeare scrive:

Non sia mai ch’ io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre mutamenti
o tende a svanire quando l’altro si allontana:
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benchè nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se labbra rosee e gote
dovran cadere sotto la curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

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A un primo sguardo, si capisce che il sonetto è sull’amore, e un lettore attento nota che Shakespeare definisce il vero amore tra due persone. Analizzandolo, si scoprono significati controversi, possibili riferimenti biblici, e l’emozione dell’autore.

“Non sia mai che io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli”

Forse è il verso del sonetto che confonde di più. Shakespeare apre con una combinazione di parole che possono essere interpretate in vari modi. La mia interpretazione iniziale è, “Quando io o te siamo innamorati, non lasciare che qualcosa lo faccia vacillare”. Un’altra interpretazione, dopo un colloquio con un compagno studente di inglese, sembra più appropriata: “Non permettere che io metta in dubbio il tuo amore, se il tuo amore è vero”. Il problema di entrambe queste interpretazioni è la poesia che segue, una spiegazione di come il vero amore non può cambiare. Quindi perchè la poesia è preceduta da un avvertimento contro il cambiamento di qualcosa che secondo la definizione di Shakespeare è immutabile? Dopo molta riflessione e discussione sulla prima o la seconda interpretazione, si è presentata una terza opzione che credo sia quella giusta. Invece di rivolgersi a noi lettori, Shakespeare sta parlando a se stesso, come fa spesso nei suoi sonetti. In questo contesto, il verso è quasi una supplica a se stesso o una preghiera a Dio. “Non permettere che un amore mutevole mi inganni, dammi la certezza che l’amore vero non permette a se stesso di essere impedito”. In questo modo, Shakespeare segue l’apertura del sonetto con quello che è essenzialmente un promemoria a se stesso delle caratteristiche del vero amore.

“Amore non è amore se muta quando scopre mutamenti”

“Se sei veramente innamorato, ciò non cambierà anche se sarà il tuo compagno a cambiare o se scoprirai qualcosa su di lui”. Shakespeare, anche se romantico, ha un sentimento quasi melanconico, come se è stato disprezzato da un’amante e adesso sta cercando di tirarsi su. Come se dicesse, “lei non significava niente, la nostra relazione non era vero amore. Questo è ciò che è vero amore.”

“O tende a svanire quando l’altro si allontana”

Un contrasto con il verso precedente, Shakespeare adesso sta parlando dall’altro lato dell’amore. Se prima rimprovera la persona che perde interesse quando il suo amato cambia, o qualcosa di più è rivelato su di esso, questo verso dice “Il vero amore non cambia a dispetto delle persone o per riguadagnare l’affetto di un altro”.

“Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella guida di ogni sperduta barca”

L’amore è costante e infallibile. Come una stella è il simbolo della perseveranza e della coerenza. Può affrontare la tempesta, una metafora per i periodi difficili nella vita di una coppia o in una relazione e per qualsiasi altra cosa che cambia nella propria vita, è una costante e una guida.

“il cui valore è sconosciuto benchè nota la distanza”

Shakespeare parla del mistero e della parità dell’amore. Anche se sai quanto denaro possiede una persona, o quanto è alto, o il lavoro che fa, ciò non può dirti se tu la amerai o no. Puoi essere amico di una stella del cinema e innamorarti di un portinaio. Di nuovo, se accettiamo il fatto che Shakespeare sta parlando a se stesso, otteniamo una visone più chiara di chi lo ha disprezzato, forse una donna dell’alta società, o più probabilmente, una donna che nonostante Shakespeare fosse più ricco di lei lo ha comunque disprezzato.

“Amore non è soggetto al Tempo, pur se labbra rosee e gote dovran cadere sotto la curva lama;”

Queste parole ci confermano che Shakespeare sta parlando di un’amata. Notiamo che nei versi precedenti si suggerisce ma non c’è un riferimento reale al tipo di amore a cui Shakespeare si riferisce. Senza una menzione di labbra rosee e gote, immagini sessuali, ci si potrebbe chiedere se Shakespeare sta parlando di un amico o di sua madre. Questi versi spiegano che anche se la bellezza sfiorisce con il tempo, l’amore non diminuisce. Difficile che sia una dichiarazione di amore platonico.

“Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio”

Il Bardo ci dice che l’ amore è senza tempo, per sempre, forte. L’amore vero affronta e supera qualsiasi problema e fa così per sempre. Se ciò sembra inverosimile, farò un paragone con un voto matrimoniale “Nella buona e nella cattiva sorte, finchè morte non ci separi”. Anche se Shakespeare avrebbe argomentato che nemmeno la morte divide due persone che si amano.

“se questo è errore e mi sarà provato io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”

Shakespeare conclude dicendo “ho ragione!” ma forse in modo più originale. Letteralmente, dice che se puoi provare che quello che dice è sbagliato, allora nessun uomo ha mai amato ne Shakespeare ha mai scritto.

Note aggiuntive

Il sonetto 116 spicca per la sua bellezza e può essere interpretato come un omaggio alla prima lettera ai Corinzi 13:1, dato che la Bibbia del re Giacomo fu pubblicata durante la vita di Shakespeare.

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